Logo
focsiv
Condividi

montecitorio40 parlamentari candidati a Camera e Senato hanno già aderito all’appello delle Ong del mese scorso. 7 partiti in toto. Ieri a Montecitorio l’incontro fra politici e Ong, per una cooperazione nuova e impegni concreti.

di Martina Pieri

E’ servito l’appello in dieci punti che le ong hanno lanciato alla politica italiana lo scorso gennaio. E’ servito a far si che ieri nella Sala Conferenze di Montecitorio un significativo gruppo di organizzazioni delle società civili, promotrici dell’appello “La cooperazione internazionale allo sviluppo: tessuto connettivo della comunità globale”, ha incontrato i candidati alle elezioni politiche che hanno risposto all’appello.

L’appello chiedeva di “attuare una migliore e più coerente politica globale di sviluppo e sostiene che “la cooperazione internazionale diventi la componente qualificante delle relazioni internazionali dell'Italia, più che l’impiego delle nostre forze militari all’estero”. Inoltre, l’appello sottolinea come le politiche di sostenibilità, equità e di diritti umani possano e debbano divenire centrali nella strategia internazionale dell’Italia.

L’incontro a Montecitorio

L’incontro ha visto la presenza di alcuni partiti che hanno aderito nel loro insieme all’appello: il Partito Democratico, Scelta Civica con Monti per l’Italia, Sinistra ecologia e libertà, Partito Socialisti Italiano, Rivoluzione civile con Ingroia, Unione di centro, Lista Liberali per l’Italia. Erano assenti i candidati del Pdl. Queste sono le adesioni dei partiti, oltra a quelle individuali dei candidati al Parlamento, circa 40 adesioni al momento ma in costante crescita.conferenza

La discussione, coordinata dalla giornalista Carmen Lasorella, ha ruotato attorno alla riforma della legge 49, al rapporto tra politica estera e aiuti umanitari, nonché sulle risorse di cui dispone la cooperazione italiana. Domanda importante della coordinatrice è stata quella della figura del  ministro della Cooperazione che, secondo alcuni, si deve affrancare dal Ministero degli Esteri e avere un ruolo autonomo. Altri invece, hanno in mente una figura di alto profilo, ma con il rango di vice ministro e ampie deleghe.

Gli interventi dei rappresentati

Al dibattito sono stati invitati ad intervenire due rappresentanti per ogni schieramento. Per la rivoluzione civile di Ingroia ha preso la parola Alberto Borin e Flavio Lotti, quest’ultimo sostenendo: "Voglio un governo che abbia in programma una cooperazione attiva e una nuova politica estera per reinserire l'Italia nel contesto internazionale. Abbiamo bisogno di creare un sistema-Italia per la cooperazione". Per quanto riguarda la riforma della legge 49 Lotti ha sostenuto che le risorse devono essere certe e programmate e che devono togliere i lacci burocratici che impediscono alle Ong di operare con maggiore efficacia.

Per la scelta civica con Monti, sono intervenuti Mario Giro e Andrea Oliveri, questi sul ruolo del Ministro della cooperazione, sostenendo “che serve un ministro stabilmente presente in Consiglio dei ministri, che possa intervenire sulle questioni strategiche del Paese”. E altrettanto Giro: “Siamo convinti dell'esigenza di un ministro a tutto tondo perché la cooperazione ha finora avuto un ruolo ancillare. Noi non pensiamo che sia uno strumento di politica estera. La Cooperazione ha una sua dignità autonoma".

Di diversa opinione è il Partito Democratico con Paolo Beni e Federica Mogherini un “vice ministro con poteri e strumenti previsti dalla riforma cui abbiamo lavorato al Senato». Sulla riforma delle legge 49 sono d’accordo e si impegnano ha realizzarla “nei primi 100 giorni”. E le risorse? Beni sostiene: "Le risorse si trovano. Ridimensionando le spese militari, per esempio, ma anche incidendo su altri meccanismi. E comunque con le tassazioni sulle transazioni finanziarie, che vanno a colpire uno dei poteri forti all'origine di ingiustizie e depredazioni". 

Per Giulio Marcon, candidato indipendente per Sinistra ecologia e libertà alla Camera, «serve una nuova politica che attraverso la riforma della legge 49 dell’87 metta al centro società civile, partenariati territoriali, nuove modalità di reperimento delle risorse finanziarie. Anche con la riduzione delle spese militari e la tassazione delle transazioni finanziarie”.

Il Partito Socialista, in linea con l’idea del Pd che non ritiene necessario il ruolo di ministro della cooperazione autonomo, con Bobo Craxi dice: "Non può esserci una buona politica estera senza Cooperazione. L'impulso positivo del governo tecnico è avvenuto su un terreno nel quale noi italiani siamo molto più avanti di altri. Quello che manca è l'investimento efficace. Un mondo più solidale conviene a tutti. C'è da rinnovare la Cooperazione, ma non c'è bisogno del ministero ad hoc. Basta una delega ampia a chi deve riorganizzare le risorse e non importa dove andarle a prendere”. Il Partito Socialista parla anche della costituzione di una una Agenzia, dotata di mezzi finanziari adeguati; un "tavolo trilaterale" dove Governo, Ong ed enti locali possono collaborare e agire insieme, per la riforma della legge 49. Il Ps parla inoltre della riduzione dei costi per gli armamenti e importanza della tassa sulle transazioni finanziarie.

Il principale impegno dei politici sembra essere la creazione di un gruppo interparlamentare (Camera e Senato) dedicato alla Cooperazione. I 40 candidati che hanno aderito all’Appello potrebbero costituire la base per questo gruppo trasversale.

Leggi anche: 

Le ong italiane lanciano un appello alla politica 

Elezioni politiche | Diritto di voto ai cooperanti?