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alberinoIn Burkina Faso sopravvivono credenze e riti di tipo tradizionale, legati a una concezione sacra ed “ecologica” della vita umana. Come nel caso del funerale in onore di un vecchio albero, svoltosi di recente presso il villaggio di Kaya. 

di Ludovic O Kibora

 

Il villaggio di Kaya, nella provincia di Nahouri in Burkina Faso, è composto da 6 sezioni territoriali. Nella sezione di Navio si trova la chefferie di Kaya, cioè l’entità politico-amministrativa che governa a livello locale. Qui vivono i Kasena, rappresentanti di un gruppo di etnie affini distribuite fra il nord del Ghana e il Burkina Faso, per un totale di circa 30.000 persone. I villaggi kasena hanno la particolarità di essere adornati da alberi e boschi considerati sacri e ammantati da un simbolismo forte, che mostra tutta la profondità dello spirito ecologico dei Kasena.

Alberi, lignaggi e sacralità

Il nome del villaggio di Kaya deriva da un “tangwam”, altare di terra che protegge tutto il territorio circostante. Gli abitanti di Kaya riconoscono di provenire dalla medesima semenza, benché esistano lignaggi diversi in base all’occupazione dello spazio, ai rapporti tra le famiglie e le pratiche rituali. Il tangwam è un luogo sacro attorno a cui i lignaggi si radunano per rendere il proprio culto alle divinità, agli antenati; essi possono presentarsi sotto forma di colline, di corsi d’acqua o di piccoli boschi. Gli alberi fanno dunque parte della sfera del sacro: ciò almeno vale per le specie naturali che i Kasena considerano originarie del proprio ambiente, cioè le piante nate con la società stessa degli uomini: baobab, acacie, capoc (alberi tropicali della famiglia delle malvacee), caïlcedrat (una sorta di mogano). Questa considerazione non include i manghi o altri alberi da frutto. Quando un altare tangwam “si rivela” in qualche luogo, l’ambiente circostante inizia a essere venerato dalla gente. Come gli esseri umani, tali alberi crescono, invecchiano e muoiono. Il culto rivolto al tangwam è periodico, ma può anche essere attuato in relazione a pratiche divinatorie.

Tra leggenda e realtà

Il mercato di Kaya è situato nel quartiere Fobolo. Al centro vi troneggia un maestoso caïlcedrat (il nome botanico è Khaya senegalensis): quest’albero, ritenuto rappresentante di un tangwam, ha “concesso” alla popolazione di stare sotto la sua ombra per svolgervi le attività commerciali. In cambio, gli vengono fatte offerte rituali. La storia di questo tangwam sarebbe iniziata quando un principe decaduto decise di lasciare la corte della chefferie di Navio. «Era l’epoca del padre del capo Ada, a sua volta padre di Anantwi, nonno dell’attuale capo di Kaya», raccontano gli anziani del villaggio. «Il principe decaduto, Koutwé, fu catturato dagli intermediari della corte regale nei pressi di un terreno dove aveva conficcato un picchetto per l’attacco del suo cavallo. Orbene, un albero spuntò proprio nel punto dov’era stato piantato il picchetto ». In seguito Anantwi, ultimo capo villaggio di Kaya destituito dai coloni francesi, prese l’abitudine di andare a discutere con i suoi notabili proprio all’ombra dell’albero, cresciuto a poche centinaia di metri dal suo palazzo. «A un certo punto, dovendo trovare uno spazio adatto per allestire il mercato, scelse questo luogo, dall’aspetto così conviviale». Questi avvenimenti contribuirono a rafforzare la sacralità dell’albero, che la divinazione aveva confermato essere un tangwam.

Il “vecchio patriarca”

In terra Kasena, come in molte altre società africane, i funerali rappresentano un momento fondamentale della vita: sono l’occasione che permette all’anima del defunto di trovare una residenza nell’altro mondo. Per questo tutti gli elementi del rito  vanno rispettati scrupolosamente. Bisogna prendersi il tempo necessario per organizzarli e soddisfare l’anima dello scomparso. I funerali degli uomini che hanno lasciato una progenie alla posterità sono caratterizzati dall’esecuzione della “lilara”, una danza guerriera, da parte del gruppo dei suoi discendenti. In tenuta da combattimento, con lance, archi e bastoni di legno, i giovani danzano al ritmo di tamburi e flauti. E proprio l’albero caïlcedrat del mercato di Kaya, che da tempo non era niente più che un ammasso di legno morto, di recente ha beneficiato di questa danza funebre. L’albero era identificato con un vecchio uomo di cui si celebravano le esequie. Secondo i racconti popolari questo gigantesco albero, che viveva al centro di uno spazio animato tutti i giorni da molta gente, ha perso via via i suoi rami senza che nessuno di essi finisse in testa agli abitanti del villaggio. E così, da circa 45 anni, il tronco ormai secco e i rami di questo tangwam sono restati là senza che nessun abitante del villaggio osasse farne legna da ardere. La necessità di celebrarne il funerale è emersa nel corso di alcune sedute di divinazione. La decisione finale è stata presa dal lignaggio d’appartenenza, in accordo con la chefferie di Kaya. Il rito è stato celebrato da tutto il villaggio perché, anche se il mercato si trova sul territorio di un particolare lignaggio, appartiene però a tutti gli abitanti di Kaya. 

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