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images (4)Dall’epilessia al diabete, dalle infezioni alla sterilità: Merigeta Belay Adamu cura un’ampia gamma di malattie, gratis se il paziente è povero, a caro prezzo se è ricco. Il guaritore etiope si coltiva da sé le piante della farmacopea tradizionale, rivendendone una parte ai moderni centri di ricerca della capitale. Ma non chiedetegli di svelare i suoi segreti…

 di Camilla Corradini da Debre Markos

 

Non ha l’aspetto dello stregone, come l’immaginazione occidentale ha sempre raffigurato il guaritore africano: Merigeta Belay Adamu sembra quasi un impiegato governativo, con pantaloni scuri taglio classico e camicetta rosa a strisce. Non veste il tradizionale gabì bianco proprio degli uomini della regione Amhara, né il mantello nero dei preti, non ha collane né bastoni d’appoggio. Eppure questo 30enne sicuro di sé è uno dei più noti guaritori della zona, che si è messo al passo con i tempi trasformando in parte la sua “arte” in qualcosa di più redditizio. A Debre Markos, sua città d’origine, nell’East Gojjam, ha creato un grande orto dove coltiva piante dalle proprietà benefiche che possono curare molte malattie. Foglie e semi li usa per preparare le medicine tradizionali per i suoi clienti, ma li rivende anche a esperti di laboratorio e ai centri di ricerca di Addis Abeba e Bahir Dar (capoluogo della regione Amhara).

Dal diabete alla sterilità

Merigeta ci ospita nel compound di 250 m² dove coltiva le sue piante: circa 70 esemplari, che si è procurato nei tanti viaggi in cerca di erbe per preparare lozioni secondo le tradizioni. Ci sono anche tipologie di cui lui stesso ha scoperto le potenzialità e che prima non erano usate. La sua intenzione è recuperare altri esemplari nel sud Etiopia, soprattutto in via d’estinzione, infatti il suo guardino è utile anche per evitare che preziose piante scompaiano.

Merigeta non è mai andato in una vera scuola, è stato istruito nei monasteri vicino Debre Markos dove l’hanno iniziato all’attività di guaritore. Dopo anni nei monasteri, ha girato l’East Gojjam, è stato a Gondar dove ha incontrato guaritori esperti. Da 8 anni ha iniziato a curare i malati e da 5 deciso di coltivare gli esemplari necessari per i  medicinali.

Nel compound accoglie le persone sofferenti che si rivolgono a lui per vari malesseri. «A volte anche 10 malati al giorno, accompagnati dai familiari». Lui dice di poter guarire chi soffre di epilessia, emorroidi, diabete, ipertensione, ma anche psoriasi e infezioni dovute a ferite e fratture. Ci sono poi «moltissimi uomini sposati che si rivolgono a me per problemi sessuali. E le donne per questioni d’infertilità». Merigeta non cura solo le persone, ma anche gli animali. La gente che si rivolge a lui arriva dalle zone intorno a Debre Markos, ma anche da altre regioni o dalla capitale. I più provengono dalle aree rurali. Spesso sono poveri e per loro le cure sono gratuite; ma ai benestanti Merigeta arriva a chiedere fino a 5.000 birr (225 euro, ndr).

Professionista della salute

Molti preferiscono il suo aiuto e le sue conoscenze a quelle dei medici; alcuni prima vanno in ospedale, se i medici non trovano la cura bussano alla sua porta. «La persona mi spiega di cosa soffre, io cerco di capire quali sono i sintomi e, a quel punto, impartisco la medicina» precisa ostentando sicurezza. I rimedi sono ottenuti mescolando diverse erbe. Ovviamente non c’è nulla di testato in laboratorio e verificato scientificamente. Nel suo laboratorio, una casa di terra in un angolo del compound, prepara le pozioni: dopo l’essiccazione unisce le varie componenti per ottenere la miscela giusta. In 2-3 giorni il miscuglio è pronto. Merigeta tiene a precisare che sta tutto nella bravura del guaritore: «Anche i dottori professionisti riconoscono gli effetti positivi di alcune foglie e semi, ma il loro problema è che non conoscono le dosi e se queste sono sbagliate il paziente potrebbe anche morire».

Segreti di produzione

Quando ha deciso di avviare il suo orto-giardino, ha preso i primi contatti con gli esperti della capitale: «Ero venuto a sapere che ad Addis Abeba c’era un laboratorio dove conducevano studi sulle piante. Così ho informato quei dottori che coltivavo diversi esemplari potenzialmente utili per i loro esperimenti». Da allora ha cominciato a vendere parte delle foglie e dei semi che crescono nel suo boschetto: «Gli esperti vengono, guardano che piante ci sono e comprano foglie e semi. Il prezzo dipende dalla pianta e dalla quantità».

Sostiene che i dottori vorrebbero grandi quantità delle sue piante, ma molto dipende dalla disponibilità perché lui per prima cosa si assicura di averne a sufficienza per i suoi pazienti. Da qualche tempo è in contatto anche con un laboratorio veterinario di Bahir Dar, con gli studenti universitari della capitale e con un college a indirizzo agrario che ha chiesto la sua collaborazione perché le sue piante potrebbero essere usate per creare profumi. Lui non ha problemi a mettere a disposizione un po’ delle sue piante, ma non è intenzionato a svelare loro i suoi segreti.

È geloso di quelle conoscenze e della sua arte, tanto che non ci fa neanche entrare nel suo laboratorio, la cui porta rimane ben chiusa tutto il tempo della visita. Tuttavia sta pensando all’eventualità di organizzare corsi per tramandare ai giovani ciò che ha imparato, una sorta di piccola scuola di medicina tradizionale. Se ne parlerà però fra qualche anno; per ora niente allievi. 

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