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guida slow food

Cibi di stagione e a filiera corta, con un giusto rapporto qualità-prezzo, buoni per la salute e a basso impatto ambientale. Ci insegna a riconoscerli il vademecum “Quando fai la spesa, usa la testa!”, una guida breve ma illuminante per diventare consumatori consapevoli.

di Viviana Brun

 

Per aiutare a orientarsi nella babele dei consumi alimentari, Slow Food ha realizzato nell’ambito del progetto 4Cities4Dev un vero e proprio vademecum, dal titolo “Quando fai la spesa, usa la testa!”. Si tratta di un breve ma illuminante viaggio alla scoperta di un cibo che sia davvero gustoso, salutare, ecosostenibile e rispettoso di produttori e consumatori. Usare la testa significa infatti andare oltre il classico rapporto qualità-prezzo, e interrogarsi a fondo su quello che significa cibo di qualità.

Alla base della guida c’è la consapevolezza che noi possiamo davvero fare la differenza, perché “il nostro portafoglio è uno strumento potente: scegliere un prodotto significa supportare un’idea, il lavoro di molti produttori, un’intera comunità”, si legge nell’introduzione. 

Fare la spesa è dunque “un atto politico” e le nostre scelte equivalgono a esprimere voti a sostegno di un modello agricolo, andando a influenzare le politiche agroalimentari e la tutela dell’ambiente e della biodiversità. 

 

Carne, ma quanto mi costi?

Uno dei temi più scottanti affrontati nella guida è quello della produzione e consumo di carne. L’allevamento richiede l’impiego di grandi quantità di risorse naturali e ha un forte impatto sull’ambiente, basti pensare che per produrre 1 kg di manzo s’immettono nell’atmosfera 36,4 kg di anidride carbonica, e sono necessari circa 15.500 litri d’acqua e 7 kg di alimenti vegetali. Sono numeri da capogiro, di cui dobbiamo iniziare a tenere conto soprattutto noi che viviamo in occidente, dove i livelli di consumo di carne sono molto alti: se infatti solo i popoli della Cina, dell’India e del Brasile iniziassero a mangiare quantità di carne pari alle nostre, la superficie della terra non sarebbe sufficiente per coltivare tutto il foraggio necessario a sfamare il bestiame. 

Gli allevamenti intensivi risultano poco sostenibili anche su altri fronti: gli animali vivono ammassati, senza possibilità di muoversi, pascolare o accoppiarsi. Che fare allora, smettere di mangiare carne? Non per forza, la guida di Slow Food pone piuttosto l’accento sulla necessità di diminuirne il consumo, scegliendo carne di qualità, proveniente da allevamenti sostenibili, privilegiando le razze locali e i tagli meno conosciuti, così da variare la propria dieta evitando gli sprechi. 

 

Riscopriamo le stagioni

 

La carne non è l’unico alimento finito sotto la lente di Slow Food: anche la presenza sul mercato delle fragole a dicembre piuttosto che delle melanzane a gennaio merita qualche considerazione. Oggi non siamo più abituati a riconoscere la stagionalità degli alimenti, il mercato ci propone gli stessi prodotti tutto l’anno. Ma mangiare frutta e verdura di stagione vuol dire gustare i prodotti quando sono in grado di esprimere al meglio le proprie qualità, prodotti più buoni e sani, con il vantaggio di un grande risparmio per il portafoglio e per l’ambiente. In nostro aiuto, Slow Food ha elaborato la “ruota dei prodotti ortofrutticoli”, un piccolo inserto che riporta la stagionalità di frutta e verdura in area mediterranea, permettendoci di sapere sempre qual è il momento migliore per consumare un dato alimento. 

 

Confezioni e imballaggi

Al momento della spesa è importante leggere l’etichetta del prodotto, che costituisce la carta d’identità degli alimenti. Più le informazioni sono chiare ed esaurienti, più è facile farsi un’idea completa della storia di un prodotto. Ma anche una volta scelto e consumato il cibo, non è finita. Quanti rifiuti abbiamo prodotto? L’impatto degli alimenti sull’ambiente si misura infatti sia in fase di produzione sia per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti. Da questo punto di vista la scelta migliore sono gli alimenti sfusi, mentre vanno evitati la plastica e gli imballaggi di materiali diversi che rendono più complicato il riciclo.

 

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