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Shell delta del NigerIn Nigeria il Parlamento sta per varare una multa da 5 miliardi di $ contro la Shell, che con le sue fuoriuscite di petrolio ha distrutto terre, acqua e la salute di milioni di persone. Ma le compagnie petrolifere sono sul piede di guerra e il Parlamento, per non retrocedere, ha bisogno del sostegno internazionale. Ognuno di noi può contribuire aderendo a una petizione online di Avaaz. Intanto la Shell attende anche una sentenza dal Tribunale dell’Aja.

Da oltre 50 anni la Shell trivella in Nigeria, l’ottavo produttore di petrolio al mondo con un'esportazione di 2 milioni di barili al giorno. In questi anni le compagnie petrolifere hanno guadagnato 600 miliardi di dollari, mentre non c’è stato praticamente alcun beneficio per le popolazioni locali, che hanno visto devastare le loro terre, l'acqua potabile e le zone di pesca. Di recente in un tribunale olandese dell'Aja è iniziato il processo aperto da un gruppo di agricoltori nigeriani contro la Shell. Il caso riguarda i danni causati nel 2005 ed è stato inizialmente presentato nel 2008, chiedendo che la Royal Dutch Shell ripulisse quanto sversato, riparasse i condotti difettosi così da prevenire ulteriori problemi e pagasse un risarcimento.

"La Shell sapeva da tempo che il gasdotto era danneggiato, ma non ha fatto nulla" ha dichiarato l'avvocato Channa Samkalden di fronte ai giudici. "Crediamo che le affermazioni dei contadini siano prive di fondamento", ha replicato di fronte alla corte Allard Castelein, vice presidente dell'ambiente per la Shell, dichiarando che "le perdite furono la conseguenza di un furto e di un sabotaggio illegale, e non sono state colpa nostra; noi abbiamo comunque ripulito il danno".

Secondo Audrey Gaughran, direttore del Programma Africa di Amnesty International, le fuoriuscite causate da perdite nelle tubature della Shell sarebbero proseguite per circa due mesi e mezzo prima che la compagnia intervenisse.

La Shell ha portato prove a sua discolpa affermando di aver ripulito i danni; ma un video http://www.youtube.com/watch?v=yQ_iNWcJIoA&;feature=player_embedded su YouTube, insieme alle testimonianze della comunità locale, mostrano come l’area di Bodo sia rimasta inquinata.

Secondo Friends of Earth (co-querelante nella causa) l'entità dell'inquinamento da petrolio in Nigeria rappresenterebbe il doppio dei cinque milioni di barili riversati nel Golfo del Messico dopo l'esplosione sulla piattaforma Deepwater Horizon nel 2010, uno dei maggiori incidenti petroliferi mondiali.

La sentenza dell’Aja, attesa entro 2-3 mesi al massimo, potrebbe rappresentare una svolta epocale: "Se vinceranno gli agricoltori, ciò renderà più facile poter ritenere le multinazionali responsabili per i danni che fanno nei Paesi in via di sviluppo", ha detto Jonathan Verschuuren, esperto di diritto ambientale all'Università di Tilburg, nei Paesi Bassi. "Finora è stato molto difficile portare avanti cause contro queste aziende nei Pvs, perché spesso la legislazione non è avanzata o applicata correttamente". Della stessa idea Ndege Yvonne, di Al Jazeera, secondo cui una pronuncia a favore degli agricoltori "significherebbe che le società madri delle Big Oil, per lo più con base in occidente, Europa o Stati Uniti, potranno essere ritenute responsabili di eventuali danni e inquinamenti petroliferi causati dalle loro filiali ovunque esse si trovino".

In attesa della sentenza, il Parlamento nigeriano potrebbe nei prossimi giorni varare una multa di 5 miliardi di dollari contro la Shell e una nuova legge che costringerebbe le compagnie petrolifere a pagare per il deserto ambientale e sociale, e la violenza prodotta (la Shell spende centinaia di milioni di dollari l'anno per le forze di sicurezza necessarie a reprimere le proteste e la rivolta armata della gente contro le sue pratiche dannose).

I “coraggiosi” fautori della legge sono rappresentati dal presidente della Nigeria, Goodluck Jonathan, e dai senatori progressisti, sostenuti dalle associazioni ambientaliste e per i diritti umani del paese africano. Ma le compagnie petrolifere sono sulle barricate e senza un enorme sostegno internazionale i parlamentari potrebbero subirne la pressione e fare dietro-front. Per questo Avaaz, community che fa sentire la voce dei cittadini nei processi decisionali di tutto il mondo, ha lanciato una petizione che punta a raggiungere 1 milione di firme, per presentare un appello da record al Parlamento nigeriano.

Per aderire alla petizione 

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