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La riduzione del 56% per gli aiuti gestiti dal Ministero degli Affari Esteri nel 2009 e una situazione che non tende a migliorare, collocano oggi l’Italia tra gli ultimi quattro Paesi nella classifica dei donatori. Questo è il tema centrale affrontato dal Rapporto di ActionAid “L’Italia e la lotta alla povertà del mondo”.

di Elisabetta Demartis

 

 

Verrà presentato questa sera a Roma “L’Italia e la lotta alla povertà del mondo”, un rapporto indipendente, giunto alla sesta edizione, con il quale ActionAid intende fornire una valutazione sul mantenimento degli impegni sottoscritti dal nostro Paese rispetto a iniziative di lotta alla povertà nel mondo. L’evento vedrà partecipe diverse personalità pubbliche come il Ministro perla Cooperazioneinternazionale e l’integrazione Andrea Riccardi, il sottosegretario del Ministero degli Affari Esteri Marta Dassù, alcuni rappresentanti politici e diversi portavoce di ActionAid.

 

Lotterie e scommesse: i temi che surclassano la cooperazione

Il documento affronta diversi argomenti, utili per comprendere come le cause e le implicazioni della contrazione degli aiuti e dei finanziamenti per la cooperazione non sono da ricondurre esclusivamente ad una situazione di crisi economica, ma che un ruolo fondamentale nei processi decisionali è rappresentato dalla politica e dai suoi rappresentanti nazionali. In mancanza di una leadership politica della cooperazione infatti, il Parlamento è l’organo decisionale più influente nella lotta alla povertà.

Dall’inizio della legislatura a oggi la “cooperazione allo sviluppo” è al 202esimo posto nella classifica basata sull’ Impact factor realizzato da Open Polis, cioè una classifica sui temi presentati e trattati in Parlamento. A surclassare la cooperazione temi come “lotterie e scommesse”, “italiani all’estero”, ma anche “missioni militari all’estero”, “armamenti” ed “esercito”.

 

Un futuro incerto per la cooperazione italiana

“La cooperazione allo sviluppo è riuscita a sopravvivere a questa legislatura, nonostante la crisi economica e politica, l’inadeguatezza normativa e i drastici tagli alle risorse, ma è arrivato il momento per la politica di dimostrare che la lotta alla povertà nel mondo è una priorità”, spiega Marco De Ponte, Segretario Generale di ActionAid.

Nonostante le buone intenzioni dei rappresentanti della cooperazione italiana però, i dati  e i rapporti nazionali e globali non prospettano un futuro roseo per l’investimento in aiuti esteri. Già tra il 2008 e il 2012 si è abbattuto sull’aiuto italiano un taglio che non ha paragoni in Europa, prevedendo per il futuro immediato una contrazione del rapporto tra l’aiuto estero e il PIL che passerà dallo 0,19% del 2011 allo 0,12%, collocando il nostro paese al di sotto di alcuni dei paesi della “Nuova Europa” comela Repubblica Ceca, l’Estonia,la Lituania,La Slovenia, Cipro e Malta.

 

Non cooperare conviene?

Tenendo presente che quando di parla di aiuto non ci dovrebbero essere fini e interessi commerciali, ma soltanto ragioni di generosità col fine ultimo quello della di riduzione della povertà, ridurre gli aiuti, oltre ad avere un impatto sulla vita di milioni di persone nei Paesi del Sud del mondo, può avere anche effetti negativi per l’economia di un paese.

Uno studio condotto da ActionAid con il supporto scientifico dell’ISPI in Italia, ha messo in evidenza che per ogni dollaro investito in aiuto bilaterale dall’Italia, 0,93 centesimi sono rientrati nel sistema come aumento d’esportazioni italiane.

Conviene quindi non cooperare?

 

Scarica il rapporto


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