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ribelli-allenamento-siria-ugo-borgaPartiamo per la provincia a Sud di Idlib, sotto incessanti bombardamenti dell’aviazione di Damasco. A bordo del service sono tutti civili. Yasir, capelli rossi, sorride. Dice che gli uomini di Bashar sono tutti nelle grandi città, Damasco, Aleppo, Idlib, Hama, Homs, Daraa fino a Deir Ezzor, nell’Est del Paese. “Nella provincia comandiamo noi del geish horr, o FSA come lo chiamate voi in inglese”, dice. Ma sul furgoncino l’atmosfera resta tesa.

reportage di Nancy Porsia/Ugo Lucio Borga - seconda parte


[Nella foto: Siria, regione di Idlib, combattenti e civili pregano nella sede di una qatiba dell'Esl]


Verso Sud

La verità è che ci sono molti presidi dell’esercito regolare anche in questa provincia, le truppe sono ben equipaggiate, spesso organizzano posti di blocco volanti. Infatti un passante a Sermeda ci ferma: “C’è l’esercito alla fine della strada, ci sono due carri armati”. Ripariamo in una casa a disposizione dell’esercito libero. Il caldo soffocante convince molti degli uomini a interrompere il digiuno del Ramadan e prendere forze con the e caffè. Sono musulmani sunniti come il settanta per cento della popolazione siriana. Qualcuno di loro prega. Ma non Yasir. Ha sonno, fa la spola da giorni tra il confine e i villaggi a sud di Idlib. E’ un combattente dell’esercito libero e la sua mansione ora è garantire ai civili la fuga. Per lui, ci assicura, non si tratta di business. “La mia qatiba è parte di una rete di gruppi dell’ ESL sparsi in tutto il Nord della Siria. Molti uomini d’affari siriani stanno organizzando eserciti privati per controllare il territorio in questa fase di vuoto di potere. Il suo capo, come altri, garantisce circa venti dollari mensili a ciascun combattente e provvede al rifornimento delle armi e dei mezzi di trasporto. “Gli eserciti privati fanno parte del Geish Horr, siamo un’unica rete contro Assad”. Per Yasir, il suo sheikhè un benefattore. Poi, con il sorriso di chi la sa lunga, chiosa: “E’ un politico, come tanti qui in Siria”.

 

Nella foto: Syria, regione di Idlib, famiglia siriana in un rifugio sotterraneo durante i bombardamenti aerei da parte dell'aviazione di Bashar al Assad

guerra-siria-borga-bambini

 

La strada è libera, si riparte. Poi, Improvvisamente, tutti iniziano a urlare “attaiarat, attairat”. Aerei. Un puntino indecifrabile all’orizzonte cattura lo sguardo di tutti gli uomini a bordo. Un Mig. Si muove nella nostra direzione. Ci supera. Il tempo riprende a sgocciolare via, lento, Arriviamo a Khfr Sijne al tramonto. Qualcuno canta, batte le mani. Qui comanda il muqaddam Jamil, per ventitré anni generale nelle forze della repubblica siriana. Qui, solo l’aviazione di Bashar rappresenta un rischio: il territorio è interamente nelle mani dell’FSA. “L’esercito libero controlla l’intera area, da Hama ad Idlib, ma i bombardamenti si fanno ogni giorno più intensi” racconta Jamil, mentre dalla finestra del suo ufficio segue la traiettoria, rossa, di una bomba. Qui tutto e buio, silenzioso, composto. Come il terrore impigliato negli sguardi dei presenti. Negli ultimi giorni sono stati sistematicamente bombardati Khafr Nubil e Ma’arat Al Nu’man.

A Jarjanaz, venti chilometri da Khfr Sijne, le bombe sganciate dai jet hanno tirato giù due palazzi: sette morti, tutti civili, colti nel sonno all’alba del giorno prima. Un armadio quasi intatto sbuca tra le macerie di una stanza a pian terreno. Anche uno specchio incorniciato con fiori finti rossi è sopravvissuto alla forza dell’esplosione. Un campanello di bambini si muove indisturbato tra i resti delle bombe. La città è spettrale.

 

reportage di Ugo Lucio Borga/Nancy Porsia

foto Ugo Lucio Borga/ParalleloZero


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