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Kivu.-Stupri-di-massa-e-business-umanitario mediumLe Nazioni Unite hanno monitorato un traffico d’armi “straordinario” tra i diversi paesi dei Grandi Laghi verso il Kivu. Armi leggere e pesanti. Compreso il pene che, a queste latitudini, da diversi anni ad oggi, compie stupri di massa.

Dall'inviato di Unimondo in Nord Kivu

Le prime notizie ufficiali, stando ai rapporti Onu, risalgono al febbraio 2006 mentre entrava in vigore la nuova costituzione della Repubblica Democratica del Congo (Rdc) ed il paese adottata la nuova bandiera. Mentre a Kinshasha si festeggiava, ad oriente del paese migliaia di ragazze venivano stuprate dallo stesso esercito congolese o da diversi genocidari di professione. Il mese seguente Thomas Lubanga Dyilo fu il primo “signore della guerra” ad essere incriminato dalla Corte penale internazionale dell’Aia. S’è servito di bambini soldato e li ha seviziati. Indifferentemente; maschi e femmine.

Nell’agosto 2009 il segretario di stato americano, Hillary Clinton, visita Goma e promette 17 milioni di dollari in aiuto alle vittime di stupro. Da allora è proliferato il “circo umanitario” delle Ong (organizzazioni non governative) “da sempre dedite alle donne che hanno subìto violenza”. Molte hanno lavorato bene ma non sono da nascondere i centri di Santé, le ginecologie e le strtture improvvisate che hanno gonfiato i numeri per garantirsi un surplus di denaro.

Intendiamoci. Il problema c’è ed è grave. Peraltro culturalmente la donna che viene violentata, spesso davanti ai propri familiari, è costretta ad allontanarsi dalla propria famiglia ma la speculazione lo è altrettanto.

La giustizia internazionale muove ulteriori passi solo nel novembre 2010; le agenzie Onu riportano di stupri sistematici durante le espulsioni in massa di immigrati illegali dall’Angola verso la Rdc; l’ex vicepresidente della Rdc, Jean-Pierre Bemba, famoso per il cannibalismo verso i pigmei, venne condotto davanti alla Corte penale internazionale dell’Aia accusato di aver consentito alle sue truppe di stuprare e uccidere nella Repubblica Centrafricana tra il 2002 e il 2003. A seguire nuove visite di capi di Stato internazionali e nuovi aiuti in denaro ad agenzie non governative che talvolta si improvvisavano “esperte in ….”

Lo scorso anno, nel gennaio 2011 venne cambiata la costituzione (si dice per favorire il presidente Kabila alle elezioni). Nell’art. 15 della stessa c’è scritto nero su bianco che in caso di necessità “bisogna arrangiarsi” (débrouiller). Ciò ha legittimato non poco i poveri militari dell’armata congolese con meno di 50$ al mese a chiedere cibo ai contadini se non un tetto od una donna. Questi soldati che vagano nei villaggi senza organizzazione e senza meta sono dei “poveri cristi”. Spesso scappano dai ribelli M23che dovrebbero combattere. Unica cosa che riesce bene è minacciare i propri cittadini con un fucile scarico. Forti con i deboli. Lo stesso colonnello Makenga, capo dei ribelli M23, è rimasto impressionato della quantità di condom (usati e non) che trova ogni volta che conquista una postazione di soldati congolese. Altro che munizioni.

I soldati congolesi più anziani rimpiangono i tempi di Mobutu Sese Seko ove avevano il doppio dello stipendio – 100$ mese (allora) più latte, zucchero e riso. Se ammalati avevano cure mediche garantite e gratuite. Ora li vedi a mendicare un quaderno per il figlio che deve andare a scuola. I congolesi si chiedono come possono esser difesi da dei mendicanti spesso ubriachi già al mattino. Ciò peraltro spiega come l’esercito Rwandese, ben equipaggiato, addestrato ed ordinato si possa facilmente infiltrare nella regione del Kivu pur essendo il Rwanda nei confronti della Rdc poco più di San Marino in Italia.

Intendiamoci. I soldati che vanno con una donna (consenziente) è la cosa più naturale al mondo. Non significa affatto che vi sia stupro. Ma la domanda del mestiere più antico del mondo si moltiplica in Kivu anche con la presenza di un contingente di 17.000 caschi blu, per lo più pakistani. Prima della guerra nelle città che attorniano il Kivu la prostituzione era poco conosciuta mentre oggi è la principale industria, levando peraltro la premiership alla Primus – la birra locale. Alla sera si va al liceo....che, come avete ben capito, non ha nulla a che vedere con gli studi superiori. Attenzione. Il controllo dei bordelli, come in tutte le guerre, è un’occasione unica per “avere informazioni” sui criminali di guerra, sull’M23, sui ribelli o sulle mosse degli eserciti ora nemici ma che a queste latitudini possono un domani diventare amici; ma non crediamo che i nostri poveri soldati congolesi arrivino a tanta strategia.

Luci ed ombre sui caschi blu.

I più rimangono spesso asserragliati nei loro campi ben protetti; in tarda mattinata vanno al mercato ed in serata in “libera uscita”; la gente locale ci scherza sopra: “chi avete preso oggi?” Essi prendono lo stesso stipendio di chi, dei loro colleghi, va a stanare il feroce Kony nelle foreste ugandesi o a rallentare la marcia verso Kinshasha del sempre più forte col. Makenga nella R.d. del Congo. Ma è grazie a questi pochi soldati, poco dediti al bivaccamento, che è stato possibile prima catturare e poi condannare, nel febbraio 2011, il col. Kibibi Mutware. Sentenza: 20 anni di carcere per stupri di massa nelle zone orientali del paese. La lezione purtroppo non fu d’esempio. Nel giugno dello stesso anno uomini armati stuprano 170 donne presso Fizi (nel Nord Kivu) ma a luglio il col. Nyiragire Kulimushi, denominato Kifaru, accusato di aver ordinato stupri di massa nell’est del paese, si consegna stremato alle autorità con 116 soldati.

Nel luglio 2012 il “signore della guerra” Thomas Lubanga è la prima persona a essere condannata dalla Corte penale internazionale, in 10 anni di attività, in via definitiva: 14 anni di carcere per aver usato bambini soldati nel 2002 e 2003. E, come potete capire, non solo in azioni di guerra.

Ad ascoltare le ostetriche dell’ospedale di Bukavu vi sono storie inenarrabili compiute da questi “signori della guerra” od altri poveracci come l’accanimento di 15 militari sulla stessa madre di famiglia dopo che quest’ultima è stata costretta a legare marito e figli obbligati a guardare nella stessa stanza. Altra tragedia è l’obbligo d’incesto sotto minaccia armata di soldati in preda all’alcool e ci fermiamo qui per “amor nostro” ma pensare che alcune organizzazioni non governativi stiano speculando su questa tragedie gonfiando i bilanci delle donne visitate e curate oppure inventandosi competenze che non hanno è un dramma nel dramma che è tipico del circo umanitario. Più scusabili sono le povere donne mai stuprate che denunciano il sopruso per avere anche loro un tozzo di pane. Un aiuto. Art. 15 della Costituzione: Dèbrouiller.

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