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goma kivuVe lo ricordate il passaggio del film di Jonny Stecchino che fa più o meno così: “lo sapete qual è il problema di Palermo? ...Il traffico!” Ebbene l’ho rivissuto. Goma, nord Kivu, Repubblica democratica del Congo il giorno dopo una battaglia tra ribelli dell’M23 e governativi.

dall'inviato di Unimondo Fabio Pipinato

La città è attraversata da camionette con polizia incappucciata, armata di lanciagranate. L’esercito congolese ha tirato filo spinato tutto attorno le affollatissime carceri che stanno a ridosso della Cattedrale, peraltro invasa anni fa dalla lava del vulcano e per questo crollata. Dal mattino presto esercitazione del contingente Onu (Monusco) e dei governativi con pick up e mitragliatrici. Al confine con il Rwanda c’è una tensione che si taglia a fette. La città è circondata da campi di sfollati; il conflitto ha già causato 2 milioni di sfollati o rifugiati; il motodriver che mi accompagna esordisce: “Ma lo sa qual è il problema per Goma?” Non sapevo da quale partire.... “Le strade...troppe buche!” “Si; certo”. Risposi...un po’ interdetto.

La città è un crocevia, ai piedi dei monti Virunga, famosi per i gorilla, ove si concentrano i traffici ma anche le tensioni tra Uganda, Rwanda e Repubblica Democratica del Congo. Nonostante la concentrazione straordinaria di sfortune v’è un’ assembramento eccezionale di persone sia perché nei territori rurali ed in foresta vi sono le scorribande di gruppi armati, sia perché è vicino a vie di fuga come il confine con il Rwanda o il porto dal quale si possono raggiungere in poche ore le tranquillissime e bellissime isole del Kivu o Bukavu.

Goma is the number “one”. Cioè potete trovare tutto ciò che termina con “one”: corruzione, concussione, inflazione, malagestione, prostituzione. Insomma, un casino.

Mentre scrivo c’è stata una battaglia poco lontano dalla cittá. Centinaia di morti sul terrenoLa Corce Rossa che ha sede nel mio stesso alloggio è partita alle 4 del mattino. Non posso unirmi a loro perché se c’è una cosa che accomuna le parti in conflitto sono i giornalisti. Se vedono un block notes o una macchina fotografica contraccambiano con un proiettile in fronte....checchè ne dicano le Convenzioni di Ginevra.

Risultato dell’ennesima battaglia: sul terreno vi sono soltanto civili. Né ribelli dell’M23 e né soldati governativi. Solo civili. Rei di esser nati su una terra che vomita lava dal vulcano ed oro dalla pianura. Naturalmente la colpa di quest’ennesima battaglia viene rimbalzata tra le parti avverse.

Janvier Karairi, leader del gruppo ribelle Mai Mai – 4.500 uomini ben armati – dice che è pronto alla guerra contro i “ribelli tutsi dell’ M23”. Ha giá un accordo sia con l’Onu che con i governativi. Quest’ultimi, peraltro, stanno arruolando anche i bambini. Il colonelloVianney Kazarama, leader dell’ M23, afferma infatti che i governativi stanno reclutando tutti: agricoltori, anziani e persino i bambini. Naturalmente Kinshasha smentisce. Migliaia di giovani stanno scappando pur consapevoli che non potranno, il mese prossimo, presentarsi all’apertura delle scuole.

Chi non scappa è Akilimali Saleh, un ragazzo di 15 anni, che attraverso una radio locale a Goma si sta opponendo con tutta la sua voce per ribadire i “diritti del bambino”. Uno spazio inedito che sta raggiungendo un record di ascolti ma che sembra non commuovere alcuna delle parti in conflitto.

Il governo, infatti, necessita di altri 25.000 soldati da aggiungere agli attuali 105.000 che secondo una nostra inchiesta risultano sottopagati e demotivati.

L’Onu però afferma che anche i ribelli dell’M23 stanno reclutando giovani e minorenni anche se in misura minore dei governativi. Kazarama naturalmente nega tutto affermando però che M23 è “aperto a tutti coloro che vogliono aderire”. Diversi paesi occidentali e l’Onu stessa insistono che le armi fornite in grande quantità ai ribelli M23 provengono dal Rwanda. Il Presidente Kagame nega anch’egli.

Insomma, si prepara la battaglia finale e le diplomazie invece di preparare l’estremo tentativo di pacificazione al Palazzo di vetro di New York si lanciano accuse pesantissime. “Siete voi che date le armi ai ribelli dell’M23” insiste l’ambasciatore congolese.

“Non vi dice nulla il nome di Sylvestre Mudacumura?” risponde il delegato rwandese: “Si trova nel vostro paese. È ricercato dal Tribunale penale Internazionale ed è a capo dei genocidari che hanno sterminato il nostro popolo. I rwandesi hanno ben altro da pensare. Loro vogliono la pace e la stabilità per il progresso del proprio paese”.

Il Consiglio di Sicurezza, intanto, appoggia lo sforzo dell’International Conference on the Great Lakes Region (ICGLR) del prossimo 7-8 settembre per trovare la soluzione d’extremis.

Intanto il nostro motodriver cerca di scansare le buche nelle strade. È il problema dell’oggi. Domani si vedrà.


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