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Diritti indigeni violati, fosche collaborazioni tra multinazionali e silenzio compiacente del governo italiano: sono solo alcuni dei dati emersi dal rapporto “La diga della discordia nelle terre dei Maya” su un impianto idroelettrico costruito in Guatemala e acquistato da Enel Green Power.


 
 

L’associazione Re:Common ha da poco pubblicato un rapporto intitolato “Il caso di Palo Viejo in Guatemala. La diga della discordia nelle terre dei Maya”, frutto di una missione sul campo e la collaborazione con le Comunità Ixiles del Guatemala, il Consejo de Juventudes Maya, Garifuna y Xinka, le autorità indigene di Cotzal, Nebaj, Chajul e Fundamaya, varie associazioni e attivisti per la lotta all’autodeterminazione dei popoli indigeni. 

L’associazione è impegnata nel sostegno alle attività dei movimenti delle società civili e in un’azione di lotta e sensibilizzazione attraverso campagne pubbliche contro la «finanziarizzazione delle risorse naturali e per una gestione democratica dei beni comuni».

 

Questo breve e intenso documento divulgativo, scaricabile gratuitamente in pdf dal sito, fa un focus sull’impianto idroelettrico Palo Viejo in Guatemala, che prevede la produzione di energia attraverso tre piccole dighe costruite sul fiume Cotzal e alcuni suoi affluenti. Affari interni del lontano paese latino americano? Niente affatto. Il progetto è infatti stato acquistato da Enel Green Power, per il 69,2% di proprietà dell’impresa madre, che per chi l’avesse dimenticato, in parte resta una società pubblica, con il 31% in mano al Ministero dell’economia e delle finanze italiano.

L’impianto è in rete da metà marzo, ma la situazione continua a essere tesa: le comunità indigene, fortemente contrarie al progetto, non sono state consultate e gli interventi di utilità sociale con cui la società elettrica ha tentato di far fronte ai malcontenti si sono dimostrati inadeguati. In compenso si è provveduto celermente a militarizzare la zona.

 

Una famiglia di origine italiana arricchitasi attraverso l’accumulo di terra in Sud America, una impresa semi-pubblica che elude le responsabilità verso azionisti e comunità locali, le lacune nella valutazione dell’impatto ambientale dell’opera, un governo locale criminale e uno italiano che non si espone. Tutti in attesa degli utili che a breve l’impianto inizierà a generare.

 

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