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I sindaci di alcuni comuni della Locride che da mesi non ricevono i contributi per la normale gestione dei progetti di accoglienza migranti dichiarano lo sciopero della fame a oltranza. Il ritardo nell’erogazione dei fondi da parte della protezione civile sta riducendo i migranti alla fame. Oltre alla mancata tutela dei diritti umani, la paura è che un modello virtuoso d’integrazione come quello di Riace possa giungere al collasso.

di Viviana Brun


 

Domenico Lucano, sindaco di Riace, è il capofila di un gruppo di primi cittadini che da mercoledì hanno dato inizio allo sciopero della fame. Questo gesto di protesta giunge alla fine di una lunga attesa: da un anno a Riace, Caulonia e Acquaformosa si attendono i fondi stanziati per il piano di accoglienza dei rifugiati.

Che fine hanno fatto i soldi? 

La gestione del progetto, Emergenza nord Africa, è affidata alla Protezione civile. La sensazione è che i fondi siano rimasti intrappolati nella rete della burocrazia.

Mentre le responsabilità e le dinamiche politiche restano nebulose, è assolutamente chiara la condizione in cui versa la popolazione. Le ripercussioni delle mancate sovvenzioni non pesano solo sui rifugiati ma su tutta la comunità. I migranti non riescono più a far fronte alle proprie esigenze quotidiane. I commercianti della zona hanno attuato un sistema di credito, concedendo cibo e medicine a fronte di promesse di “pagherò”. Il perdurare dell’emergenza ha però messo in difficoltà anche i negozianti che hanno dovuto interrompere le vendite a credito.  

I migranti accolti a Riace sono 150, decine dei quali non ricevono lo stipendio da 7 mesi. Molte famiglie non sono in grado di pagare le bollette e sono costrette a vivere senza energia elettrica.

Il modello di accoglienza dei rifugiati

Nel 1998, 300 curdi sbarcano sulla costa ionica, da allora Riace e i comuni limitrofi sono in prima linea nell’offrire assistenza. Dal 2001 il comune aderisce al Piano nazionale di accoglienza e si fa carico dei richiedenti asilo che arrivano dai centri di Lampedusa o di Crotone.

La particolarità di questo modello è stata quella di saper coniugare due esigenze, quella dei migranti di trovare un posto dove vivere e quella di contrastare lo spopolamento dei comuni calabresi. 

Dal dopoguerra agli anni 2000, la popolazione di Riace si è dimezzata, molti sono emigrati in cerca di lavoro. L’arrivo dei migranti ha portato nuova linfa per la rinascita del borgo, le case abbandonate sono state ristrutturate grazie ai finanziamenti europei e della banca etica. Sono stati avviati nuovi progetti occupazionali che vedono coinvolti migranti e popolazione locale. È stato avviato un progetto di turismo eco solidale, con la costruzione di un albergo e di un ristorante. Ha perfino riaperto la scuola, che oggi conta circa 25 iscritti, più della metà dei quali sono stranieri.

L’immigrazione è stata accolta come un’opportunità, si è realizzato un modello d’integrazione che è stato universalmente riconosciuto come un esempio da riprodurre.

Come ci si è potuti dimenticare di Riace?

La cittadina calabrese e il suo modello di accoglienza sono stati spesso al centro dell’attenzione di stampa e politica.

Nel passato Riace ha aderito al progetto Sprar, Sistema di Protezione dei Richiedenti Asilo e dei Rifugiati, che ha portato la Regione Calabria a promuovere una legge sui rifugiati. La legge si basa proprio sul sistema di accoglienza creato nella Locride e offre ai comuni la possibilità di riqualificare i borghi accogliendo rifugiati. È l’unica legge del suo genere in Italia, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati l’ha definita un modello da seguire in vista di una legge nazionale, che ancora manca. 

L’esperienza di Riace ha tovato spazio anche nel mondo del cinema, Wim Wenders regista de “il cielo sopra Berlino” ha posto l’esperienza di Riace al centro del suo cortometraggio “Il volo”. Wim Wenders ha inoltre raccontato la sua esperienza nel comune calabrese, affermando: «Lì ho visto davvero un mondo migliore. »

Oggi il ritardo nell’erogazione dei fondi da parte della protezione civile sta riducendo i migranti alla fame. Oltre alla mancata tutela dei diritti umani, la paura è che un modello virtuoso come quello di Riace possa giungere al collasso e possa condurre a una rivolta dei migranti, sullo stile di quella di Rosarno.

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