Logo
focsiv
Condividi
girl-gaza-water

Vivi per 24 ore con 24 litri di acqua” è la provocazione lanciata da Ewash come richiamo al diritto all’acqua negato ai palestinesi dei territori occupati. La proposta è di documentare con creatività la propria esperienza, che verrà pubblicata sul blog della campagna.


 
 
La sfida estiva “Vivi per 24 ore con 24 litri di acqua” lanciata da Ewash è un appello ai cittadini di tutto il mondo a mobilitarsi in difesa dei diritti dei palestinesi. 

La campagna “Sete di Giustizia” nasce come richiamo sulla difficile situazione di accesso all’acqua e alle strutture igienico-sanitarie dei territori palestinesi occupati, in particolare durante la stagione estiva, quando viene ridotta la già scarsa fornitura d'acqua, che deve bastare per bere, cucinare, lavare e per l'igiene personale. 

 

 

Per partecipare alla sfida, valida dal 1 luglio al 15 settembre 2012, è sufficiente seguire queste semplici istruzioni:

 

1) Registrarsi: alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., attraverso la quale si ottiene l’invio di un pacco con del materiale informativo, da usare per la sensibilizzazione

 

2) Raccontare: la propria esperienza con creatività. Inviando articoli, foto, video relativi alla sfida che verranno pubblicati sul blog http://palwaterchallenge.org/

 

3) Mobilitarsi: in difesa dei diritti dei palestinesi. Scrivendo ai parlamentari per denunciare le violazioni israeliane dei diritti dei palestinesi all'acqua e alla sanità, condividendo su facebook e twitter i video della campagna “Sete di Giustizia”, diffondendo i volantini.

 

 

Le ragioni della campagna

 

Il consumo palestinese medio di acqua è di circa 70 litri per persona al giorno, ben al di sotto dei 100 litri raccomandati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Al contrario, il consumo israeliano pro capite è circa quattro volte la media palestinese (300 litri), ben al di sopra anche dei livelli europei (149 litri nel Regno Unito, 287 in Francia, 213 in Italia). 

 

Il governo israeliano, secondo il diritto internazionale umanitario, è responsabile del benessere dei palestinesi, a cui deve garantire un'adeguata fornitura di acqua. Nonostante controlli tutte le fonti di acqua dolce in Cisgiordania, alcune comunità palestinesi vivono con meno di 20 litri d'acqua pro capite al giorno. Inoltre, la carenza d’acqua diventa particolarmente critica durante l'estate in molte città palestinesi, dove non esce acqua dai rubinetti delle case. Gli abitanti sono così obbligati a comprarla a caro prezzo da fornitori privati, pagandola con un rincaro 4 volte maggiore.

A Gaza, il 90-95% della falda acquifera costiera è contaminata e le restrizioni israeliane rendono la sua riabilitazione e la ricerca di alternative estremamente difficili. Israele limita anche l'ingresso di materiali per la costruzione e la riparazione delle infrastrutture, che consentirebbero una migliore gestione delle risorse idriche.

 

Per non parlare dei sistemi igienico-sanitari: solo il 31 per cento dei palestinesi dei territori occupati sono collegati alla rete fognaria, con un unico impianto di trattamento delle acque reflue in funzione, a causa del rifiuto di Israele di concedere i permessi necessari per la costruzione e gestione dei servizi.

 

Per seguire la campagna:

 

https://twitter.com/Thirsty4Justice

https://www.facebook.com/ThirstingForJustice

http://palwaterchallenge.org/