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africom2Countdown per l’appuntamento del 20 aprile della campagna Stop Kony 2012 che mobilita la società civile mondiale per l’arresto del capo dell’LRA e riporta l’attenzione mediatica internazionale sulla regione centrafricana, i suoi drammi e il bisogno urgente di un intervento, americano e militare, nella zona.  Abbiamo cercato di indagare meglio cosa sta succedendo davvero in questa regione, perché Kony è diventato importante e quali siano i reali (enormi)  interessi in gioco che partono dalle rivolte arabe, passano per la Libia e la nascita del Sud Sudan, scendono in Uganda, per poi risalire subito in Congo e Repubblica Centrafricana.

di Silvia Pochettino



Di Kony 2012 abbiamo già scritto, delle tecniche di manipolazione comunicativa,  dello straordinario uso dei nuovi media,  della costruzione del cattivo (che pure cattivo è),  ecc.. ma la domanda su cui abbiamo continuato a cercare risposta è, perché? perché ora, perché lì?

Tutto sembra riportare a un disegno complesso che parte, ahimé, fin dalle rivolte arabe, Tunisia, Egitto, passa per la guerra in Libia, la nascita del Sud Sudan, e poi scende giù in Uganda, sfiora il dramma dei bambini soldato di Kony  per poi risalire subito in Congo e Repubblica Centrafricana.

Il punto centrale del disegno si chiama Cina.

“Finché l’Africa è stato il “continente dimenticato” in termini di esplorazioni indipendenti di petrolio e gas, la politica di Washington era di ignorarla” sostiene William Engdahl, uno dei più rinomati analisti americani indipendenti di geopolitica in un ampio articolo sul suo sito “Ma tutto ha cominciato a cambiare da quando la Cina ha ospitato più di 40 capi di Stato africani nel 2006, a Pechino, e ha proseguito con le visite di Stato di più alto livello in tutta l’Africa – con le compagnie petrolifere e l’industria cinesi che firmavano accordi multi-miliardari con l’Africa “dimenticata”. Allora  Washington improvvisamente ha preso nota. Nel 2008, il presidente Bush ha autorizzato la creazione per la prima volta di un singolo comando del Pentagono, l’AFRICOM, per il continente africano []”   

China Angola_handshake

Continua Engdahl  “ Sin da quando la compagnia petrolifera britannica Tullow Oil ha scoperto circa 2 miliardi di barili di petrolio in Uganda, nel 2009, l’importanza geopolitica di tutta la regione dell’Africa centrale ha improvvisamente subito un cambiamento. La CNOOC Ltd., il più grande esploratore di petrolio offshore della Cina, è in una joint venture con la Tullow Oil per sviluppare tre blocchi petroliferi del bacino del lago Alberto, in Uganda.

Secondo i geologi, “l’East African Rift è sospettata di essere uno degli ultimi più grandi giacimenti di petrolio e gas naturale della terra.”

Tutto ciò trova conferma diretta nelle dichiarazioni Daniel Volman, direttore del Progetto di ricerca sulla sicurezza africana di Washington : “l’importanza crescente del continente come fonte di approvvigionamenti energetici e di altre materie prime, ha radicalmente modificato il quadro. Essi hanno portato alla crescente partecipazione economica e militare di Cina, India e altre potenze industriali emergenti, in Africa e al riemergere della Russia come potenza economica e militare nel continente. In risposta, gli Stati Uniti hanno notevolmente aumentato la propria presenza militare in Africa e hanno creato il nuovo comando militare, AFRICOM o Africa Command, per proteggere i propri “interessi strategici nazionali” in Africa. Questo sta trasformando l’architettura della sicurezza dell’Africa“.

Cina dunque (ma anche India e Russia) fanno paura a Washington e il terreno di gioco della nuova guerra per le risorse risulta essere proprio l’Africa, da qui la nascita delle rivolte a catena nel nord africa, come spiega bene Paul Craig Roberts, economista, già consigliere dell’amministrazione Reagan, nonché editorialista del Wall Street Journal e del Business Week, in una intervista a Press tv:  “Dovreste essere a conoscenza del fatto che il Fondo Monetario Internazionale ha pubblicato un documento in cui si dichiara che la ‘Age of America’ (il periodo di egemonia mondiale degli USA, ndr] è finita e che l’economia americana verrà sorpassata da quella cinese entro cinque anni. Per questo, una delle cose che Washington sta cercando di fare è di utilizzare le sue superiori capacità militari e strategiche per bloccare l’acquisizione di risorse da parte della Cina, in modo da rallentarne lo sviluppo economico. Questa è la ragione principale per le attività della CIA in Africa e in particolare in Libia [uno dei paesi più ricchi di petrolio del continente ndr]. La ragione principale della guerra in Libia è stata infatti quella di sfrattare la Cina dalla Libia, cosa che sta accadendo. Erano 30 mila i cinesi in Libia, oltre 29 mila sono andati via. Ma è stata anche una vendetta nei confronti di Gheddafi per essersi rifiutato di entrare a far parte dello US Africa Command (AfriComm)“. 

China-African-Oil 

Secondo Engdahl e Craig la forza più importante dietro le recenti ondate di attacchi militari occidentali contro la Libia o dietro i più coperti cambiamenti di regime come quelli avvenuti in Tunisia, Egitto e in Sudan meridionale (con il referendum che ha ora reso indipendente questa regione) sembra essere proprio l’AFRICOM.

“E’ utile ricordare brevemente la sequenza delle “Twitter revolutions” finanziate da Washington, nel corso della cosiddetta “primavera araba” sostiene ancora Engdahl . “La prima è stata in Tunisia, un paese apparentemente insignificante sulla costa mediterranea del Nord Africa. La Tunisia si trova però sul confine occidentale della Libia. La seconda tessera del domino a cadere nell’operazione è stato l’Egitto di Mubarak. Ciò ha creato una grave instabilità dal Medio Oriente al Nord Africa, visto che Mubarak, con tutti i suoi limiti, si era però fermamente opposto alla politica di Washington in Medio Oriente. Poi, nel luglio 2011, il Sudan del sud si è proclamato Repubblica Indipendente del Sudan Meridionale, separandosi dal Sudan dopo anni di rivolte contro il governo di Khartoum, finanziate dagli USA”.

E i conti tornano, purtroppo.  Il Sudan fu il primo, grande progetto petrolifero d’oltremare realizzato dalla Cina. Nel 1998, la CNPC iniziò a costruire un oleodotto di 1500 chilometri che andava dai giacimenti del Sudan meridionale fino a Port Sudan sul Mar Rosso; e allo stesso tempo iniziò a costruire una grande raffineria vicino Khartoum. All’inizio del 2011, il petrolio del Sudan, proveniente quasi tutto dal sud agitato dalle guerre, garantiva circa il 10% delle importazioni petrolifere cinesi punto vitale per la sicurezza energetica nazionale della Cina.

Secondo le prospezioni geologiche, il sottosuolo che va dal Darfur (in quello che era un tempo il Sudan meridionale) fino al Camerun, passando per il Ciad, è un unico, immenso giacimento petrolifero, equiparabile forse per estensione alla stessa Arabia Saudita. Controllare il Sudan meridionale, così come anche il Ciad e il Camerun, è vitale per la strategia del Pentagono di “impedimento strategico” ai futuri approvvigionamenti petroliferi cinesi.

“Ma finché a Tripoli fosse rimasto in carica un regime di Gheddafi stabile e forte, questo controllo sarebbe stato assai problematico. La simultanea separazione della Repubblica del Sudan Meridionale da Khartoum e il rovesciamento di Gheddafi a favore di deboli bande ribelli sostenute dal Pentagono, era una priorità strategica per il dominio ad ampio raggio progettato dagli USA” chiarisce Engdahl.

Ma in tutto questo cosa c’entra Kony 2012 e l’ong Invisible Children che oggi mobilita il mondo per rendere Kony visibile e richiedere un intervento militare americano per arrestarlo? Forse niente, davvero, e tutto è un caso. 

Valutate voi.

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