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we-want-internet-egypt-revolution largeBeni comuni, ovvero  “quei beni che si sottraggono alla logica della proprietà, sia pubblica che privata” e sono “funzionali all’esercizio dei diritti e al libero sviluppo". Internet può entrare a far parte di questa definizione? La rete ha un valore sociale? Un progetto di Fondazione Sistema Toscana per sensibilizzare cittadini, imprese e istituzioni all'importanza della rete nel nostro quotidiano. Come l'acqua.

di Emanuele Fantini e Donata Columbro

La battaglia contro la privatizzazione dei servizi idrici, e in particolare il referendum dello scorso giugno, ha contribuito a riportare all’attenzione del dibattito politico la categoria di bene comune. Nelle rivendicazioni dei movimenti sociali, la nozione di bene comune non viene più declinata soltanto a partire dalle tradizionali questioni come acqua, aria o territorio, ma è ormai associata ai temi e contesti più disparati: l’università, la conoscenza, la giustizia, le biblioteche, internet... E proprio nel tentativo di replicare per la rete quello che è stato fatto dal movimento 'Acqua Bene Comune', la Fondazione Sistema Toscana promuove un manifesto per "Internet bene comune", di cui per ora ci sono solo poche frasi iniziali, perché a completarlo saranno cittadini, istituzioni e imprese. Come? Attraverso Twitter con l'hashtag #internetbenecomune oppure compilando un form sul sito del movimento. Tra i primi firmatari c'è già il governatore Toscana, Enrico Rossi.

internet bene Tuttavia la Fondazione non è il primo attore pubblico a promuovere un progetto per tutelare l'accesso ad internet. Lo stesso Consiglio delle Nazioni Unite ha indicato il diritto a internet come “inalienabile e universale”, condannando le pratiche comuni di molti regimi dittatoriali di rendere inaccessibile la connessione internet durante le rivolte politiche.

Non solo la rete, ma gli stessi dati pubblici, gli "Open data" - archivi e dati prodotti generalmente dalla pubblica amministrazione e accessibili e utilizzabili da tutti online, senza restrizioni di copyright - sono visti come i nuovi beni comuni in grado di ridurre la distanza tra cittadini e istituzioni, oltre a offrire nuove prospettive in campi come la ricerca medica o la teoria digitale.  «Un governo che promuove gli open data non ha segreti per i suoi cittadini, mette in rete i dati pubblici non solo per trasparenza ma anche per favorire lo sviluppo di applicazioni civiche, e consente a tutti di partecipare alla vita pubblica in vari modi», spiega Riccardo Luna, presentando l’esperienza italiana di wikitalia.it, nata solo nel novembre 2011 e ancora in crescita. 

Perché c'è bisogno di un manifesto per garantire l'accesso a internet a livello universale e gratuito, come per l'acqua? "Perché dietro ogni computer, tablet o telefonino collegato c’è sempre una persona.", risponde Paolo Iabichino. "Perché Internet per me è un altro luogo, un luogo diffuso – o liquido, se vi piace di più – dove viviamo tutti", spiega Domitilla Ferrari. "E non permetterne l’accesso a tutti è come limitare il passaggio in una piazza".

Guarda il video del progetto di Fondazione Sistema Toscana:

Per approfondire:

Qualche dubbio su internet come bene comune emerge tuttavia se si considera il fatto che non tutti i nodi della rete sono uguali, e che questa si configura innanzitutto come terreno di battaglia di poche grandi compagnie private - Facebook, Amazon, Google e Apple - per il controllo delle preferenze e dei dati degli utenti-consumatori. La governance di internet è inoltre assegnata a una compagnia no profit, l’Icann, che assegna codici e indirizzi sulla base di una convenzione con il Dipartimento del commercio del governo Usa, sul cui territorio si trovano anche i principali root server, ovvero le macchine su cui è archiviato il grosso del Domain name system. Anche le basi materiali su cui poggia la nostra fruizione di internet destano perplessità, come dimostrano le recenti polemiche in merito alle condizioni dei lavoratori negli stabilimenti cinesi in cui Apple fa produrre i suoi iPod e iPad. 

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