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ounilaIn Marocco la suggestiva valle dell'Ounila, rimasta sino ad oggi inesplorata a causa delle sue strade accidentate, è ora più accessibile grazie alla nuova strada asfaltata. Le comunità locali si sono organizzate in associazioni per promuovere il turismo responsabile nella loro regione.

di Silvana Cerea dal Marocco

Siamo in Marocco, nella valle dell’Ounila, una perla poco conosciuta che unisce la cresta dell’Alto Atlante con Ait Benaddou e l’altopiano di Ourzazate. Quasi nessuno dei turisti che vanno girando per le atmosfere suggestive dell’Alto Atlante e delle oasi a sud di Marrakech e attorno a Ouarzazate lo sa, ma la strada dell’Ounila dall’anno scorso è stata asfaltata.

valleDopo l’arrivo dell’elettricità nel 2000, la nuova strada aiuta a sopravvivere meglio e a evitare lo spopolamento e l’abbandono del territorio. Anche se per il momento non aiuta ancora il turismo. Sulle guide turistiche e in internet c’è ancora scritto che quella lungo il fiume Ounila è un’escursione magnifica ma accidentata, da fare con le jeep 4x4 o a dorso di un mulo. Poche righe senza dettagli sul paesaggio e le opportunità di visita. Abbondano invece le descrizioni del terminale alto della valle dell’Ounila, Telouet, piccolo capoluogo berbero isolato a 1.800 metri d’altezza dove si sta lentamente restaurando il palazzo del Glaoui dalle cui finestre appaiono cime innevate e campi d’altura arati con singolari rombi e linee diagonali.

Più in basso della valle dell’Ounila, Ait Benaddou è il più noto e fotografato ksar (villaggio fortificato tipico del Maghreb) in terra ocra del Marocco meridionale – quinta di tante produzioni cinematografiche, tappa obbligata di tutti i viaggi organizzati che partono da Marrakech per le oasi del sud. Sopra Ait Benaddou la strada asfaltata si fermava a Tamdagt, ksar più piccolo e sede di alberghi. E soprattutto, dato che la promozione turistica delle regione attorno a Ouarzazate è tutta legata a cinema e tv, sede per una stagione del reality show italiano La Fattoria.

Risalendo lentamente la strada asfaltata, notiamo che anche i pochissimi edifici che hanno qualcosa di cemento si presentano nelle forme e nei colori di quelli più autenticamente tradizionali. Come fossimo in una macchina del tempo viaggiamo nel piccolo mondo antico di una civiltà berbera contadina a cui non manca niente. La valle verde e coltivata attorno al fiume e le greggi di capre e pecore che salgono e scendono dalle montagne di terra bruno-rossiccia forniscono quasi tutto il necessario a una vita dignitosa.

Scendendo dal nevoso Atlante c’è quasi sempre acqua nel fiume, anche quando non piove da mesi, e sapienti sistemi antichi utilizzano l’acqua per l’irrigazione. Dai paesi, anche se  in molte case l’acqua è arrivata, le donne scendono come una volta a lavare panni e lenzuola nel fiume e ad asciugarle sui cespugli. A differenza di altre strade che bordeggiano valli vive del sud marocchino, non ci sono venditori ambulanti di ricordini e oggetti per i turisti e solo timidamente qualche bambino chiede una penna o uno spicciolo.

turismoAnche se sembra di viaggiare tra una natura predesertica rude e dolce al tempo stesso, e una vita contadina intensa di gente che pianta sega semina raccoglie, di donne che trasportano fascine e di uomini fermi nel tardo pomeriggio a prendere il sole guardando la valle, anche se sembra di passare invisibili nella loro vita faticosa e apparentemente serena, non mancano alcune ottime strutture ricettive per turisti, interamente gestite da soggetti locali.

In quasi tutti i villaggi gli abitanti-contadini sono uniti in un' associazione per lo sviluppo rurale. Ibrahim, maestro in una piccola scuola, ha fondato un'associazione per il turismo responsabile per la quale chiede che vengan fatte delle offerte.  Ha aperto la maison d’hotes Kasbah Ounila che offre camere di ottimo gusto, con bagno, una cena essenziale ma ricca (il couscous di casa), la prima colazione in terrazza: il tutto al prezzo eccezionale di 330 diram (30 euro) in due. Alla sera, se i compiti per la scuola sono stati fatti, il padre-maestro Ibrahim e il piccolo Abdilla tolgono il panno che copre il televisore e guardano la partita del campionato spagnolo. C’è anche – soprattutto per i clienti – il wi-fi.

Quella di Ibrahim è una storia particolare: aveva soccorso e ospitato qualche anno fa una famigliola francese rimasta in panne sulla strada. Ne sono nati un’amicizia e un progetto, e la famigliola francese ha cofinanziato l’allestimento di Kasba Ounila. Sul sito della maison www.kasbah-ounila.com  si parla anche del partenariato dell’associazione Amal con quella degli amici francesi per aiutare l’istruzione nel villaggio.

Qualche chilometro più in alto la grande maison d’hotes di Hachaoud, appena costruita, ha una storia diversa. E’ la storia di un capomastro che è andato a qualificarsi a Marrakech, è diventato un capocantiere di successo, e adesso nella valle natìa ha deciso di investire sul turismo. Lahssan è fiducioso che vengano in estate villeggianti marocchini accaldati dalle pianure o emigranti in visita, e che gli europei, più frequenti in primavera, scoprano il posto. Ci accoglie una ricca cucina a chilometro zero e dalla terrazza, con l’antipasto di olive, si osserva la vita tranquilla del villaggio di fronte che ai nostri occhi può sembrare medioevale. La mezza pensione in due costa 400 dirham (37 euro). Il capomastro ignora Internet e ogni altra forma di pubblicità, punta sul passaparola e su eventuali feste di matrimonio. E’ entusiasta dell’asfaltatura della strada, "ormai si va diretto a Marrakech via Telouet in tre ore". 

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