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lavoro nei campiSi sono conclusi nella notte di venerdì 9 marzo i negoziati FAO sulle Linee Guida Volontarie per una gestione responsabile della terra, della pesca e delle foreste. Le trattative - come ricordavamo nel precedente articolo - sono arrivate al terzo e, finalmente, conclusivo passaggio.

 

 

 di Damiano Sabuzi Giuliani

Dopo una settimana intensa di negoziati che hanno coinvolto gli Stati, il settore privato, le ONG e i movimenti sociali, alle 21.30 circa di venerdì 9 marzo gli attori in capo per i negoziati sono arrivati ad un consenso generale sulle Linee Guida Volontarie sulla gestione responsabile della terra, dei territori di pesca e delle foreste. Come già ricordato, benché le linee guida non abbiano forza di legge vincolante per gli stati, la loro importanza consiste nell'affermare e mettere nero su bianco i diritti fondamentali e stabilire le regole sulle quali i governi potranno basarsi per migliorare il sistema legislativo.

 

Nel testo approvato venerdì sera si riconosce l’uso agricolo della terra e la necessità di tutelare i piccoli agricoltori. "Questo è stato un passaggio culturale molto complesso - commenta Antonio Onorati del Centro Internazionale Crocevia che ha partecipato a tutti i round negoziali – dal momento che tanti stati considerano ancora oggi i produttori di cibo solo come persone e famiglie da assistere, invece che come titolari di diritti fondamentali con un ruolo cruciale”.

 

Non si è discusso solo di terra, ma anche di acqua e di pesca. Come sottolinea Rehema Bavuma, rappresentante del Forum mondiale dei pescatori per l'Uganda, "la pesca artigianale non gode dei diritti di pesca concessi dai governi nazionali alla pesca intensiva. Questo crea un vuoto legislativo che va tutto a svantaggio delle comunità locali e dei piccoli pescatori. Le Linee Guida Volontarie rappresentano una possibilità di colmare questo vuoto”.

 

Soddisfazione generale, ma non totale, è stata espressa da parte delle organizzazioni della società civile. Da quello che è emerso dai delegati presenti ai negoziati, ci sono stati infatti molti momenti di tensione che hanno tenuto nell’incertezza il buon esito dei negoziati; come la battaglia, più politica che tecnica, intorno al concetto di “terre occupate” in seguito ai conflitti. Un tema caldo e attuale con un occhio puntato sul Medio Oriente e la questione palestinese, che proprio in queste ora sta tornando alla ribalta sui media mondiali in seguito ai bombardamenti israeliani su Gaza.

 

Un altro punto sul quale la società civile non si ritiene soddisfatta è quello legato al fenomeno del landgrabbing, ovvero l’accaparramento di terre. “Gli Stati africani hanno fatto muro contro i tentavi di frenare questi investimenti - spiega Antonio Onorati – Tuttavia si è riconosciuto che la concentrazione delle terre può mettere a rischio la sicurezza alimentare dei popoli, si prevede la possibilità di fissare un tetto all’estensione delle proprietà ed è caduto un tabù, quello che riguarda la redistribuzione delle terre, la riforma agraria”.

 

Questo nonostante l’avvertimento di Gaia Fundation che nel suo nuovo rapporto, presentato due settimane fa - "Opening Pandora’s Box, A New Wave of Land Grabbing by the Extractive Industries and the Devastating Impact on Earth" - mostra come l’industria estrattiva si stia letteralmente mangiando le terre in zone cruciali del pianeta, tanto che le devastazioni socio-ambientali sono ormai diffuse e coinvolgono anche ecosistemi primari e territori sotto tutela dell’Unesco.

 

L'ong CRBM sottolinea che “il rapporto individua una pericolosa convergenza di tendenze che sta portando a una crescita senza precedenti del settore minerario in tutto il Pianeta. Nell’ultimo decennio abbiamo assistito a un rapido aumento della cultura dell’usa e getta nelle nuove tecnologie finalizzate all’estrazione di minerali. La crisi economica del 2008 e la susseguente corsa a investire in beni tangibili come metalli, minerali e petrolio hanno ulteriormente spinto i prezzi verso l’alto, fornendo una sorta di incentivo per lo sfruttamento di nuovi territori”.

 

Per tornare al testo delle Linee Guida Volontarie, il prossimo passaggio sarà il lavoro dedicato all’attuazione: il Comitato per la sicurezza alimentare della FAO si riunirà a maggio, in una sessione straordinaria. Ed è qui che, forse, inizia la fase più dura: “Approvato il testo, comincia ora la battaglia per farlo recepire nelle legislazioni nazionali” conclude Onorati.

 

La strada verso la sovranità alimentare in tutto il mondo e per tutti i popoli è dunque ancora lunga. A confermarlo è, tra l’altro, l’agenzia di informazioni finanziarie Bloomberg, la quale ha dichiarato recentemente che i prezzi del cibo saliranno ancora e questo grazie agli speculatori che continuano ad aumentare le loro scommesse al rialzo sui beni agricoli portando i valori dei futures - ovvero i contratti a termine standardizzati per poter essere negoziati facilmente in Borsa – ai livelli più alti degli ultimi 5 mesi.

 

Poteri forti, finanza speculativa e interessi economici da una parte e il diritto all’autodeterminazione delle comunità locali del diritto alla coltivazione e alla produzione del cibo dall’altra. Quello che non si può ignorare è che l’approvazione di un documento così importante rappresenta un passo fondamentale per il riconoscimento dei diritti dei piccoli e medi agricoltori al Sud, ma anche al Nord del mondo.

 

Per approfindimenti: intervista in francese a Olivier De Shutter realizzata durante i negoziati. Video a cura di Simone Ciani e Danilo Ricciardello.

 

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