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carestiaDopo il dramma del Corno d'Africa ora la carestia in Sahel occidentale è ufficiale. Oggi in una riunione d'emergenza al World Food Programme i vertici delle agenzie Onu hanno lanciato un appello per azioni urgenti. Già in gravi condizioni 7 milioni di persone. Le ong sul terreno lanciano l'allarme da tempo. Ecco le loro testimonianze

di Silvia Pochettino

Già da qualche tempo le ong presenti sul terreno lo andavano dicendo ma ora è ufficiale: la carestia in Sahel è già realtà. Si è tenuta oggi una riunione di emergenza presso il quartier generale del World Food Programme, a Roma; presenti tutti i rappresentanti delle maggiori agenzie dell’Onu, dalla Fao all’Unicef all’Undp all’Ocha e molti altri che hanno lanciato un appello congiunto per azioni urgenti nel Sahel occidentale per prevenire gli effetti devastanti di quello che potrebbe essere un nuovo disastro annunciato.

Secondo i rapporti di governi e agenzie umanitarie, in Mauritania, Ciad, Senegal, Mali, Burkina Faso e Niger, nel 2011 i raccolti sono stati in media inferiori del 25% rispetto all’anno precedente: le precipitazioni scarse ed irregolari, l’aumento mondiale dei prezzi alimentari, gli attacchi dei parassiti alle colture sono tra le cause principali. La situazione rischia di aggravarsi nelle prossime settimane, anche perché il sistema economico e sociale di questi paesi è fortemente indebolito dalla crisi alimentare del 2010, quando la speculazione finanziaria unita a cause ambientali ha fatto schizzare alle stelle i prezzi del cibo. Le famiglie più povere non hanno avuto il tempo di ricostruire le loro attività e i loro risparmi, rimanendo scoperti di fronte a questa nuova emergenza. Circa 7 milioni di persone stanno già vivendo sulla loro pelle gli effetti della siccità, ma potrebbero superare i 20 milioni quelle coinvolte se non si agisce subito.

“La carestia aumenterà il numero dei rifugiati” spiega Fabio Ricci, cooperante dell’ong  Cisv che opera in Mali da molti anni, “sono già 50mila le persone in fuga perché sanno che nei campi profughi potranno avere almeno qualcosa da mangiare ogni giorno, grazie alle provviste dell’Onu. La carestia porterà squilibri geopolitici e movimenti di popolazione di cui è difficile prevedere le conseguenze”.  Il picco della carestia previsto “sarà tra marzo e ottobre – continua Fabio Ricci -  quando non ci sarà più nulla da mangiare: anche i pastori coinvolti nel progetto che il Cisv porta avanti sul terreno si stanno già spostando dalla Mauritania, zona colpita, verso altri paesi, per portare le mandrie a pascolare dove c'è ancora cibo”.

Prevenire e non solo cercare di tamponare è il leitmotiv dell’appello dell’Onu ampiamente rilanciato su twitter all’hashtag #SahelCrisis: imparare dalla triste lezione del Corno d’Africa per intervenire prima che la situazione sia irrecuperabile.

 “Quando si parla delle crisi alimentare i media si concentrano sull’aspetto nutrizione, ma la realtà è più complessa, la disponibilità di cibo è soltanto una delle determinanti dello stato nutrizionale dei bambini” spiega Italo Rizzi, direttore dell’Lvia, ong da 40 anni presente in Sahel e tra le prime a lanciare l’allarme e una raccolta fondi d’emergenza per il Burkina Faso “L’allattamento, la diversificazione della dieta, l’accesso alle strutture sanitarie, all’acqua pulita e ai servizi igienici sono ugualmente dei fattori determinanti. Un’attenzione più grande alle cause dirette della malnutrizione è necessaria al fine di evitare i livelli inaccettabili di mortalità infantile e ritardo nella crescita dei bambini”.

Drammatica anche la testimonianza di Alessandro Romio, capomissione di Intersos in Ciad:  “Oggi le migliaia di contadini e pastori che stiamo sostenendo si trovano in bilico: le scorte di cereali stanno finendo, la cattiva stagione agricola, la carenza di piogge, gli attacchi ai campi di insetti e uccelli, stanno mettendo in pericolo la sicurezza alimentare delle famiglie nel Dar Sila, dove lavoriamo. L'autosufficienza alimentare raggiunta con sforzi e impegno delle associazioni contadine rilanciate anche grazie al nostro programma di aiuti, oggi sembra sul punto di crollare. Bisogna intervenire adesso per evitare che i ritardi negli aiuti si paghino con vite umane".

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