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wadeTra poche settimane il popolo senegalese si troverà alle prese con elezioni che rischiano di rappresentare una seria minaccia per la stabilità del paese. Un giornalista locale racconta a VpS quello che sta succedendo.

di Amadou Dieng da Dakar


 

Una serie di polemiche e conflitti innescati dall’imminenza delle elezioni in Senegal minacciano di precipitare il paese africano in una spirale di violenze e instabilità crescenti. Il primo problema è nato dalla candidatura di Abdoulaye Wade, l’attuale presidente della repubblica. Avendo già alle spalle due mandati - il primo di 7 anni, dal 2000 al 2007, e l’altro di 5, dal 2007 al 2012 - secondo alcuni costituzionalisti e per la maggior parte degli oppositori Wade non avrebbe potuto ricandidarsi per il terzo mandato presidenziale. Al contrario, stando al parere dei suoi sostenitori e di alcuni giuristi, il primo mandato del 2000 non andrebbe invece considerato perché, dicono costoro, "la modifica della Costituzione che limita a due i mandati è stata introdotta dopo la nomina di Wade” e come tale non dovrebbe valere retroattivo. Un’ambiguità che ha finito per spaccare in due la classe politica senegalese.

Situazione di “né pace né guerra”
Tutto ciò ha reso lo scontro incandescente, con tanto di minacce e insulti pubblici spinti ben oltre la soglia di tolleranza. La violenza verbale ha finito per imporsi in tutti i dibattiti. E purtroppo, sempre più spesso, si va oltre gli abusi verbali. Oggi la violenza fisica si sta diffondendo nell’arena politica, e si è iniziato a contare il numero delle vittime.
A Sangalkam, borgata a circa 20 km da Dakar, un ragazzo di nome Malick Bâ è stato ucciso durante gli scontri scoppiati tra i giovani della zona, contrari a una “delegazione speciale” che lo Stato ha voluto insediare al posto del consiglio rurale, democraticamente eletto. Ma è stato soprattutto lo scontro violento, alla periferia del municipio di Dieuppeul, tra il sindaco circondato dai suoi sostenitori e alcuni teppisti - a quanto pare inviati dai responsabili del partito al potere, il Pds (Partito democratico senegalese) - ad aver messo il paese in una situazione di “né pace né guerra”. Un altro giovane di nome Mbaye Diounfine è morto sul colpo, ucciso dal fuoco incrociato dei proiettili. In corso di accertamento le responsabilità del sindaco Barthélémy Dias - che le immagini della Télévision Futurs Médias hanno mostrato intento a sparare con due pistole - oggi nelle mani della giustizia e in attesa di processo. Questo caso, tra tanti altri, ha contribuito a creare tra la popolazione un clima di paura e incertezza, che fa temere per il post-elezioni.

La rosa dei candidati
La peculiarità di queste imminenti elezioni presidenziali è che buona parte dei candidati, in un dato momento della loro vita, sono stati alleati di Wade. Questo vale per Moustapha Niasse, candidato della coalizione "Benno Siggil Sénégaal" (Insieme rendiamo grande il Senegal), per Maky Sall, leader del partito Apr (Alliance pour la République), per Idrissa Seck dell’agenzia stampa Rewmi o ancora per Cheikh Tidjane Gadio, esponente della società civile; tutti costoro sono stati primi ministri e ministri degli esteri del presidente Abdoulaye Wade. In una maniera o nell’altra, si sono allontanati dall’attuale capo di Stato per motivi di convenienza politica. Per contro il candidato del Partito socialista, Ousmane Tanor Dieng, si ripromette di vendicare i socialisti dopo la loro sconfitta del 2000.
Vi è poi la candidatura di Ibrahima Fall, ministro degli esteri al tempo del vecchio presidente del Senegal Abdou Diouf, rimasto a lungo lontano dalla scena politica prima di tornare all’ovile dopo un periodo all’Onu. Ma la candidatura più stupefacente è senz’altro quella del cantante e uomo d’affari Youssou Ndour. Allorché si speculava sulla serietà del suo Movimento "Fekké Niou Ci Bolé" (Noi siamo i testimoni), Youssou Ndour ha sconcertato tutti annunciando a sorpresa la sua candidatura e promettendo addirittura di passare al primo turno… Il che ha subito scatenato altre polemiche relative all’”ammissibilità” del musicista che, va detto, non ha fatto grandi studi ed è di modesta levatura culturale. Fatto che lui minimizza: “Se sono riuscito a costruire un grande gruppo mediatico e varie aziende, dando lavoro a centinaia di senegalesi, è perché sono in grado di dirigere questo paese”.

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