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china_occupy_wall_street_2011_10_05L'appello ad una protesta di massa, fatto circolare fin dal mese di luglio sulla rete, è esploso a New York il 17 settembre. Nelle intenzioni di molti partecipanti, il movimento nato in Europa doveva fare tappa anche qui, nell'epicentro di una crisi economica che ha avuto un effetto domino sul resto del mondo.

 

Di Gisella Ligios da New York

"Ho combattuto per questo Paese due volte – racconta un marine in divisa-, ma questa è la prima volta che combatto sapendo chi è veramente il mio nemico", è stridente lo scontro tra il militare che manifesta e un poliziotto di guardia, entrambi in divisa ma sui fronti opposti di questa battaglia. Che il marine sia ancora nelle forze armate o le abbia lasciate, poco importa, la sua scelta di campo oggi è chiara, mentre si racconta ad una donna anziana di passaggio. Il popolo di Occupy Wall Street sembra quasi avvertire il ritardo accumulato rispetto alla protesta iniziata a maggio a Madrid, e intende forse appropriarsi di un ruolo di primo piano che sente suo di diritto. A New York, fulcro della finanza mondiale che ha fatto crack, la protesta si è mostrata per la prima volta il 17 settembre. Se le prime giornate hanno contato poche centinaia di manifestanti, essa è cresciuta spontaneamente con l'arrivo di persone da tutto il paese. Zuccotti Park, il presidio permanente, ha visto confluire una massa eterogenea di arrabbiati pronti a sfidare pacificamente ma con determinazione il simbolo della crisi. Il distretto finanziario in questi giorni non è agevole né per i brokers né per i turisti che da sempre affollano l'area. All'angolo tra Wall Street e Broad Street l'accesso è chiuso al pubblico, e le transenne sorvegliate dalla polizia assumono il ruolo di simbolico spartiacque fra coloro che subiscono la crisi e quelli, invece, che della crisi sono responsabili, rei di aver creato una sperequazione sociale che ha spaccato il Paese.

 


adbusters_97_occupy-wall-street_sSotto la statua di George Washington posta all'ingresso della Federal Hall, si incontrano con crescente frequenza manifestanti solitari con cartelli scritti a mano, mentre a tratti si levano voci indirizzate a coloro che varcano i cancelli della borsa. A colpire è soprattutto la partecipazione di semplici passanti che si uniscono in proteste improvvisate. Un uomo con barba e capelli bianchi incolti fa avanti e indietro su Nassau Street spiegando a chiunque che "Wall Street is the empire of Evil". Occupy Wall Street si definisce al meglio a Zuccotti Park, dove l'eterogeneità dei manifestanti può confondere sulle rivendicazioni del movimento ma non privarlo della sua crescente forza. A un lato della piazza, gli insegnanti fanno cerchio attorno a matite e pennarelli, rivendicando l'importanza dell'istruzione pubblica, mentre una di loro ripete incessantemente ad un reporter locale la stanchezza di appartenere a quella larga fascia di popolazione che si fa carico della crisi. Una manifestante accusa apertamente Obama definendolo "venduto", facendo riferimento all'incapacità del Presidente di rompere il nesso fra la politica e quella finanza che ha prosciugato il Paese. Molti sono studenti universitari e giovani disoccupati, ma vi sono anche istanze specifiche, che tuttavia sembrano in grado di canalizzare in un'unica voce la rabbia di un'intera società che si sente ormai ai margini di sè stessa. C'è spazio per un ambientalista che, munito di maschera antigas contro la minaccia radioattiva, prospetta l'inquietante scenario di una deriva nucleare, e c'è spazio per una rivisitazione del filosofo Diogene in tunica bianca che si aggira smarrito in cerca della "reale democrazia". Gli obiettivi di Occupy Wall Street non sono ancora ben articolati, ed è difficile rapportarsi ad un movimento che ha scelto di non darsi una leadership. Tuttavia, traspare come tutti i settori sociali si sentano accomunati da un unico obiettivo: arginare il potere e la corruzione della finanza che ha eroso i risparmi e i diritti di base di un'intera nazione. Si rivendica assistenza sanitaria, lavoro e istruzione. Differenziare la propria voce all'interno della protesta sembra quindi un tratto significativo: qui chiunque può partecipare come meglio crede, disegnando per terra, sfilando in maschera, suonando, oppure rifornendo ai dimostranti cibo, sacchi a pelo e farmaci. "That is what democracy looks like" scandiscono in maniera ritmata i dimostranti, riassumendo l'essenza della protesta: il diritto ad essere qui per denunciare il cortocircuito fra chi comanda e la società civile.

 

 

20111002_102948_C08F35D4_mediumIl ruolo delle forze dell'ordine è la maggiore anomalia degli eventi di questi giorni. Il Dipartimento della polizia di New York, infatti, sta affrontando le proteste con minuziosa pianificazione e con metodi che oltrepassano il limite della legalità. Non è ancora chiaro di quali poteri siano stati investiti in queste settimane i "white shirts", i funzionari di polizia di rango più elevato. Sono questi, infatti, ad essere ripetutamente coinvolti in episodi di violenza ingiustificata ai danni di manifestanti "armati" di sole videocamere. I momenti di maggiore tensione si sono avuti nella manifestazione del 24 settembre, quando un filmato amatoriale ha svelato l'utilizzo illegale di spray urticante su una manifestante inerme, mentre nella marcia sul ponte di Brooklyn del 1 ottobre il blocco del traffico da parte del corteo ha causato il fermo di circa 700 persone. Proprio all'indomani della vicenda di Brooklyn il movimento ha protestato contro le violenze perpetrate da coloro che dovrebbero garantire la sicurezza dei cittadini, violenze ripetutesi nella marcia su Wall Street del 6 ottobre. L'ultima manifestazione, alla quale hanno partecipato in 15.000, è terminata con decine di fermi. Il messaggio di tolleranza zero lanciato dai "cops", tuttavia, non ha ancora indebolito il carattere pacifico di Zuccotti Park. Qui, infatti, negli ultimi giorni è ancora possibile vedere i manifestanti avvicinare le forze dell'ordine per esprimere le rivendicazioni alla base della protesta e per richiedere partecipazione, ribadendo il carattere inclusivo di Occupy Wall Street.