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abbasAbbas parla alle Nazioni Unite chiedendo il riconoscimento dello Stato palestinese, che diventerebbe così il 194esimo membro ONU. Gli risponde a stretto giro il Primo Ministro israeliano Netanyahu, chiedendo un incontro, ma, forte dell'appoggio statunitense, nega la possibilità della nascita di uno Stato palestinese. Lo scontro diplomatico si acuisce, ma sul terreno rimangono i problemi di sempre.

 

 

di Cosimo Caridi da Betlemme

 

 

 

Alla Porta di Damasco, venerdì sera, in molti aspettavano con impazienza il discorso del Presidente Mahmoud Abbas, davanti all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, riunita a New York. Il dibattito sul Medioriente al Palazzo di Vetro è iniziato qualche giorno fa, e dovranno passare almeno altre due settimane prima che venga votato dal Consiglio di Sicurezza.

 

Il presidente Abbas ha presentato domanda affinché la Palestina diventi membro delle Nazioni Unite. Per far questo dovrà ottenere l'approvazione sia del Consiglio di Sicurezza, sia dell'Assemblea Generale. Se per quest'ultimo lo Stato palestinese può contare su una forte maggioranza, oltre 120 paesi su 194 si sono detti pronti a votare a favore, nel Consiglio di Sicurezza la proposta di Abbas verrà scartata, grazie al potere di veto esercitato dagli Usa. In un suo discorso a inizio settimana, il presidente statunitense Barak Obama, ha dichiarato la propria indisponibilità ad accettare la Palestina come uno Stato membro delle Nazioni Unite.


Venerdì è il giorno in cui i Comitati di Resistenza Popolare palestinesi organizzano le proprie manifestazioni. Queste proteste avvengono dopo la preghiera del nour, a mezzogiorno, l'appuntamento religioso più importante di tutta la settimana. A Nabi Saleh, nell'area a nord di Ramallah, la manifestazione avviene poche ore prima del discorso di Abbas, vi partecipano i giovani del villaggio, un nutrito gruppo di israeliani e internazionali. Tra questi Ophir, ebreo israeliano, racconta: "La più grossa delusione ora è il discorso filoisraeliano che ha fatto Obama. Molte speranze erano state riposte in lui, ma è facile capire le motivazioni a non volere uno Stato palestinese: nel 2012 ci saranno le elezioni e avrà bisogno del voto degli ebrei (più di 6 milioni residenti negli Usa) per essere rieletto". Pochi minuti dopo l'inizio della manifestazione vengono bruciate bandiere israeliane e foto di Obama, il corteo si allunga e l'esercito israeliano inizia un fitto lancio di lacrimogeni e proiettili di gomma per disperdere i manifestanti. Uno dei leader palestinesi del movimento spiega: "Il villaggio è stato privato di gran parte della sua terra, sulla quale sono state costruite due colonie israeliane: manifestiamo per questo. Non possiamo permettere che rubino la nostra terra". La protesta, seppur tra i gas, va avanti, alcuni ragazzini palestinesi iniziano a lanciare pietre, con delle fionde, contro i soldati. Dopo poco la folla si disperde e i soldati si ritirano. Rimane il villaggio di Nabi Saleh e l'insediamento israeliano a poche centinaia di metri.


La questione delle colonie è stato uno dei punti centrali del discorso di Abbas, perché mentre a livello diplomatico si può far ripartire il negoziato sul terreno lo scontro tra israeliani e palestinesi si acuisce. Netanyahu risponde al suo omologo palestinese che gli insediamenti sono un frutto del conflitto e non una causa dello stesso. Sempre nel pomeriggio di ieri si diffonde la notizia che in un villaggio vicino a Nablus, nord della Cisgiordania, l'esercito ha ucciso un palestinese. Negli socntri si contano altri 20 feriti, 5 dei quali in maniera grave. Gli scontri anche in questo caso sono dovuti a una manifestazione, questa organizzata dai coloni, che sono entrati in villaggio palestinese, l'esercito è intervenuto per farli tornare alle proprie case. Ma la scintilla c'era già stata e Issam Kamal Odeh, 33 anni è morto colpito alla schiena da due proiettili.

 

Di questa lunga giornata si parlerà a lungo, per ora rimangono per le strade della Cisgiordania le mille bandiere palestinesi e una situazione molto tesa. I posti di controllo israeliani all'interno della West Bank hanno adottato livelli di sicurezza maggiore e nei bar tra caffè arabo e narghilè non si parla d'altro delle reazioni, anche violente, che lo Stato ebraico potrà avere contro nuove massiccie manifestazioni: la prima delle quali sarà a Nablus dove verrà sotterrato Issam Kamal Odeh.