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 burkinaIn Burkina Faso, dove il 46,4% della gente vive sotto la soglia di povertà, si fa strada una proposta controcorrente: far rinascere l’economia puntando sulle fasce più marginali. Si diffonde così il microcredito a sostegno dei piccoli contadini. Con risultati sorprendenti.

 

di Merneptah Tapsoba da Ouagadougou

 


 

Judith ha 35 anni e 5 figli. Abita nel villaggio di Oronkua, in Burkina Faso, paese al fondo di tutte le classifiche di sviluppo umano, dove il 46,4% della gente vive sotto la soglia di povertà. Judith è una contadina; rimasta vedova 3 anni fa, da allora deve mantenere da sola la famiglia. L’anno scorso ha saputo dell’esistenza di una cassa rurale che concedeva piccoli prestiti, e ha deciso di chiedere 50.000 franchi cfa (circa 76 euro) per acquistare alcune sementi di arachide con cui coltivare un pezzo di terra ereditato dai genitori. Ne ha ricavato 3 tonnellate di arachidi che ha venduto a 150.000 franchi cfa. Oltre a restituire il prestito, con i guadagni ha potuto piantare altre arachidi, e acquistare materiali scolastici per i figli. Judith ora è contenta, perché può sfamare i suoi bambini senza dover più ricorrere agli usurai.

 

Alternative alla povertà


In Burkina Faso l’attività prevalente è quella agricola, che occupa quasi il 90% della popolazione attiva. Ma le rese sono molto basse, per le difficoltà climatiche: piogge scarse e irregolari o peggio ancora, come sta accadendo negli ultimi anni, sempre più violente e distruttrici. Inoltre si fa ricorso a sistemi di coltura rudimentali; non si usano quasi mezzi meccanici, per non parlare dei più semplici aratri a trazione animale. «Qui da noi l’agricoltura è soprattutto di sussistenza; la produzione di cereali (miglio, sorgo, mais bianco, fonio) occupa oltre l’85% del territorio ma basta appena a soddisfare i bisogni delle famiglie» spiega Salimata Koudougou, economista burkinabè. «L’orticoltura, che utilizza piccole superfici, è invece orientata alla vendita, ma limitata al mercato locale; e le quantità prodotte restano modeste».


Per questo i contadini, non avendo garanzie di redditi fissi, faticano a sopravvivere, e spesso sono costretti a indebitarsi con i commercianti locali che applicano tassi usurari, perché si trovano esclusi dai circuiti tradizionali di credito. Le banche chiedono garanzie “reali” ed elevate, e dati i rischi legati ai capricci meteorologici preferiscono fare investimenti in ambiti urbani e per attività industriali o commerciali. La possibilità di accedere alle istituzioni locali di microfinanza, come nel caso di Judith, può diventare allora un’ancora di salvezza.


«Oggi in tutta l’Africa si rivolgono agli istituti di microcredito 6,4 milioni di persone, per un totale di 2.658 sportelli: di questi 652 in Burkina Faso» dice la prof.ssa Astrig Tasgian, economista. E nota che a beneficiare dei prestiti sono spesso donne. «Le donne sono più povere ma anche più affidabili degli uomini, usano il denaro per migliorare il benessere della famiglia. Inoltre, attraverso l’adesione al sistema di microcredito, la donna ha la possibilità di uscire di casa, partecipare a riunioni ecc. e questo fa crescere la sua autostima, e anche la considerazione da parte del marito, dandole un maggior potere contrattuale».

 

Scommessa sui contadini


Per spezzare il “circolo vizioso della povertà” - basso prodotto pro capite, basso consumo, basso investimento - occorre dunque una scelta controcorrente che punti sulle fasce economiche marginali e investa sulla loro sicurezza alimentare. «Quel che serve davvero è rafforzare la società civile rurale, quella più svantaggiata ed emarginata, ma che può diventare volano di sviluppo, come nel caso delle donne e dei giovani. In questo modo la microfinanza apre nuovi scenari sul futuro» dice Ghassimi Diallo, direttore dell’Rbtec - Rete di risparmio e credito della federazione contadina Naam che riunisce oltre 600.000 membri produttori nel nord del Burkina Faso.


Ma far funzionare i sistemi di microcredito non è sempre facile. «I membri/clienti di tali istituti versano in condizioni di estrema povertà e spesso sono analfabeti, specie nelle aree rurali, dove va a scuola meno del 20% dei bambini» spiega Salimata Koudougou. «Per gestire bene i fondi del credito servono invece capacità e organizzazione, il che richiede una specifica formazione dei membri e dei tecnici locali: su leggi e protocolli, sui sistemi di management, sul funzionamento degli organi istituzionali e sugli aspetti tecnici e commerciali, come qualità delle sementi, rispetto dei calendari colturali, stoccaggio e distribuzione dei prodotti ecc».


Salimata lavora con l’ong Cisv per la promozione del microcredito nelle zone di Ouahigouya, nel nord del paese, e a Dano, nel sud. In base alle possibilità offerte dal territorio si adottano diversi approcci: si va dalla creazione o rafforzamento di relazioni tra istituti di microcredito e organizzazioni contadine, all’erogazione di prestiti ai cosiddetti “distretti cooperativi comunitari”. «Si tratta di insiemi di cooperative impegnate lungo la stessa filiera produttiva, ognuna specializzata in un’attività - es. conduzione di terreni, servizi di approvvigionamento, stoccaggio, trasformazione, commercializzazione, risparmio e credito - gestite da una stessa federazione contadina e legate alla stessa comunità».


La federazione contadina offre alcuni servizi alle cooperative, che a loro volta forniscono servizi alle famiglie rurali. In questo modo si va a migliorare la produttività di intere collettività, anziché di singoli aderenti al sistema di risparmio e credito, e gli introiti eccedenti sono impiegati a beneficio di tutti: costruzione di scuole e dispensari, acquisto di attrezzature per l’infermeria ecc. «La microfinanza si fonda su una rete sociale di tipo comunitario (il quartiere, il villaggio, la rete di villaggi) che agisce come fattore di pressione sociale: sui membri affinché rimborsino, e sui dirigenti affinché siano onesti» dice Andrea Ghione, responsabile del settore microfinanza Cisv in Burkina. In sostanza, se un debitore non rimborsa ci rimettono tutti, e il sistema funziona grazie al forte legame di fiducia tra finanziatore e finanziato, legati alla stessa comunità. “

 

Sistema anti-usura


Un’altra forma di microcredito è il “warrantage” praticato nel sud-ovest del Burkina, cioè l’erogazione di piccoli crediti a fronte di stock di prodotti agricoli. I contadini ottengono un prestito dalle casse rurali locali pari al 75% del valore del loro raccolto (miglio, sorgo, arachidi...) depositato in appositi magazzini e rivenduto dal contadino stesso allo scadere del prestito, circa 10 mesi dopo l’erogazione. Il vantaggio è che i produttori mettono al sicuro i cereali invece di svenderli subito, come accadeva un tempo. Avere un credito in denaro permette infatti ai contadini di vendere il raccolto a prezzi più equi a inizio estate quando, restituito il prestito, possono riprendersi i propri cereali. E i rimborsi sono del 100%. E se un giorno qualcuno non dovesse farcela a pagare il debito, ha sempre i suoi sacchi di cereali come garanzia.


In questo modo si assicura al villaggio una disponibilità permanente di cibo, poiché i sacchi sono in magazzini coibentati e sorvegliati, chiusi da lucchetti le cui chiavi sono in mano al presidente della banca rurale e al presidente dell’associazione contadina: non c’è pericolo che il prodotto sia rubato o si deteriori. Un limite del sistema è che i contadini devono aspettare che il magazzino sia completamente riempito prima di ottenere il prestito; analogamente, nella fase del rimborso, si deve attendere la totale estinzione del debito prima che il magazzino venga riaperto. Il grosso vantaggio è però che, nei 12 villaggi dov’è stato introdotto il warrantage, il ricorso agli usurai si è ridotto di un terzo.