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“Il presidente se ne deve andare e se ne andrà”. Questo il ritornello di una canzone suonata in tutta l’Africa, dal vivo e in radio, che è costata a Sams’K LeJah, cantante, compositore e artista burkinabé, il licenziamento da animatore di Radio Ouaga, dove lavorava da 12 anni. VpS lo ha incontrato a Torino, tappa “speciale” della sua tournée.

Guarda la video-intervista

di Donata Columbro e Maurizio Dematteis

 

 

 

 

Sono un’artista, ma utilizzo la mia arte per difendere la democrazia, per difendere la libertà di espressione. Utilizzo la mia arte per lo sviluppo e per la sensibilizzazione delle donne, dei giovani, dei cittadini. La musica non serve solo a ballare, ma può avere un senso politico”.

http://youtu.be/E19w97BqqL4

E’ questo l’atteggiamento di Sam’s K Le Jah, musicista reggae, che ha messo in allarme le istituzioni politiche burkinabé fino al punto di spingere il suo direttore a licenziarlo, dopo 12 anni di servizio. L’allontanamento dai microfoni di Radio Ouaga arriva al culmine di una crisi politica e sociale che ha investito il paese a partire da febbraio, quando Justin Zongo, un giovane di Koudougou, muore in un commissariato di polizia dopo il suo arresto, probabilmente a causa delle percosse ricevute.  Il ministro degli interni e il presidente Compaoré intervengono in tv per spiegare alla popolazione che il ragazzo è morto di “meningite”.

Un errore politico gravissimo nell’era dei social network, ma soprattutto del passaparola: i cittadini di Koudougou sanno che la morte di Justin è dovuta al maltrattamento riservatogli dalle forze di polizia e scendono in piazza insieme a migliaia di studenti.  Le manifestazioni si estendono progressivamente al resto del paese, per sfociare in una crisi di potere che oggi Compaoré ha parzialmente risolto con un cambio alla presidenza del consiglio. Al “febbraio caldo” della società civile burkinabé succede poi un tentato golpe da parte di un gruppo di militari, che, innescando una spirale di violenza, con saccheggi e stupri, offusca le proteste pacifiche dei cittadini che chiedevano riforme e occupazione.

Un militare non istruito è un potenziale criminale“. Le parole sono di Thomas Sankara, ma il commento alla situazione nazionale è di LeJah, che ama citare Sankara, e continua a chiamarlo “il mio presidente”.  Uno dei suoi album è dedicato proprio alla figura del rivoluzionario burkinabé e per ricordare i 20 anni del suo assassinio ha organizzato con la sua band un  concerto-omaggio a Ouagadougou.  “Tutti conoscono le mie idee, la mia opinione, molto critica rispetto a tutto quello che succede in paese e fuori dal paese. Ma nella canzone che ho composto dico che il presidente se ne andrà.  E’ vero che siamo in un momento critico per il Burkina, ma io ho diritto alla mia libertà di espressione.”

Per questo Patrizia Donadello del Comitato Sankara Italia insieme a molte associazioni di Torino che si occupano di Africa e cooperazione, tra cui l’ong CISV, ha organizzato un concerto nella spaziosa arena di Cascina Roccafranca: “Sams’K non ha alle spalle una produzione musicale, la serata è stata organizzata facendo i salti mortali e grazie al contributo di associazioni e volontari”, ha dichiarato Donadello. L’ingresso sarà a offerta libera: per avere più pubblico e raccogliere fondi almeno per la copertura delle spese. “Vogliamo dare a Sams’K la possibilità di esprimersi di fronte al pubblico torinese, non solo con la musica ma anche con la testimonianza della sua esperienza, dalla parte del popolo burkinabé che lotta ancora per la libertà”.

Multimedia:

Per il programma della serata: Turin appelle Ouaga

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