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african-american-woman-computer[GLOBAL VOICES] In un Paese perlopiù descritto come conservatore, dove alle donne viene spesso ricordato quale sia il loro posto dicendo loro ciò di cui possono parlare apertamente e ciò di cui no; in una società che molti vedono come fosse ancora immersa in quella sorta di tunnel del tempo africano, Internet ha offerto un’inestimabile piattaforma per discutere certi argomenti che altrimenti rimarebbero tabù. Dopotutto, questo è lo Zimbabwe, il cui presidente è universalmente conosciuto per le sue ferme opinioni contro questioni quali l’omosessualità.

 

 

 

Sono state specialmente le donne blogger e utenti di Faceobok ad adottare queste piattaforme per dibattere temi riguardanti la loro sessualità e tutto ciò che farebbe senza dubbio arrossire il presidente Mugabe. In questi spazi hanno creato di tutto: dalla cyber-consulenza sentimentale all’evoluzione del ruolo femminile nella politica e nell’economia.

Internet ha offerto un’inestimabile piattaforma per discutere argomenti spesso considerati tabù.

La blogger Delta Ndou [en, come gli altri link tranne ove diversamente specificato] descrive il suo blog come “le riflessioni di una femminista” e questo, nello Zimbabwe, è una dichiarazione coraggiosa. Ndou è diventata una sorte di celebrità digitale grazie al suo blog, dove scrive un po’ su tutto: pap-test, matrimonio, sesso, donne che si rimettono in piedi dai mariti infedeli. In un suo post intitolato “L’esempio di Hillary“, parla della segretaria di Stato Hillary Clinton e il suo recupero dallo scandalo tra suo marito Bill Clinton e Monica Lewinsky.

Ndou scrive in un altro post sui pap-test:

Se una donna può rimanere seduta 5 ore per intrecciarsi i capelli – per non parlare del tempo che sacrifichiamo per avere un bell’aspetto nei saloni di bellezza – possiamo ben spendere qualche ora per l’ispezione delle nostre cervici. Per la cronaca, una volta fatto il pap-test non devo tornarci prima di 2 anni, dunque l’esperienza vale la pena per anche la comodità e la tranquillità. Fate un favore a voi stesse…anche se ciò significa travestirvi o viaggiare in un’altra città dove nessuno vi conosce…insomma, fatevi un pap-test.

Sono queste le cose che hanno fatto diventare popolare il suo blog. E va avanti:

Ne avete bisogno ed è gratis. Mentre questioni come la circoncisione maschile hanno goduto di sufficiente esposizione in termini di copertura mediatica, la necessità di farsi il pap-test rimane una questione sanitaria molto trascurata ma urgente. Perciò quest’articolo è un modesto contributo per segnalare questa carenza. Voi uomini andate a farvi circoncidere. Voi donne andate a farvi un pap-test.

Ndou non è l’unica a dire la sua online. La blogger Fungai Machirori riprende il “discorso femminista” e sale un gradino più su. Scrive sulle vagine e su tutto ciò che “sconvolgerebbe e intimorebbe” il cittadino medio dello Zimbabwe, e la sua scrittura definisce l’essenza del blogging: libera espressione.

In uno dei suoi post Machirori domanda, con la sua fresca “faccia tosta”, “A che cosa assomiglia una vagina?”:

Com’è una vagina “normale”?

Potrebbe sembrare una domanda sorprendente, però, se ci pensi bene, è molto valida.

Le vagine nascono di tutte le forme e colori, ma non osiamo mai investigare…

A differenza degli uomini, che sanno tutto di medie, pollici e centimetri sulle loro appendici, noi donne non sappiamo molto sui nostri organi sessuali…

Noi donne raramente guardiamo le nostre vagine, figuriamoci quelle delle altre, dunque cosa possiamo saperne? Diversamente dagli uomini, che devono per forza interagire con i loro peni ogni volta che orinano o si cambiano le mutande, noi non prestiamo quasi mai attenzione alle nostre vagine. Per di più, non è che sia facile avere comunque una vista completa. Bisogna avere degli specchi e mettersi in posizioni strane, il che non fa altro che aumentare l’imbarazzo per cercare di conoscere bene il proprio corpo.

E purtroppo, l’unico momento in cui molte donne giovani diventano consapevoli dell’apparenza della vagina avviene quando sono forzate ad alterare il suo stato naturale.

La blogger Shonavixen ha appena cominciato una sfida di 30 giorni di blogging in quello che senza dubbio sarà considerato un risultato prodigioso dai suoi amici della rete.

Né Facebook è rimasto inosservato dalle donne, che hanno creato il gruppo Makhox Women’s League.

I post vengono normalmente scritti in SiNdebele, la lingua locale, forse un segnale che l’uso delle lingue locali per dare voce e spazio a tutti sta guadagnando terreno nel cyberspazio. È questo il luogo dove le donne si scambiano reciprocamente i ruoli tra “consulenti sentimentali” e “richiedenti consulenze”, e questi scambi sono impagabili. Il gruppo è un tentativo di utilizzare questo spazio per l’espressione personale, ciò che non sono riusciti a fare nei media tradizionali e che, per la natura degli scambi tra i suoi membri, non vedrebbe mai la luce “in un giornale familiare.”

Nell’ultimo argomento in discussione su questa pagina facebook c’è scritto:

Quali sono gli svantaggi di essere una matrigna? O ci sono dei vantaggi? O avete qualcosa da dire sul fatto che sia un bene o un male?… parliamone in makhosikazi. RM.

Facebook è proprio diventato un posto dove le donne dello Zimbabwe affrontano questioni tabù. In un altro post sul suo blog, Machirori dibatte sulle donne che escono con uomini molto più giovani di loro e sul fatto che alcune di esse portino questo discorso a ciò che è veramente diventato il Behemoth/Leviatano delle reti sociali mondiali: Facebook. Machirori chiede: “Se le donne dello Zimbabwe stanno dicendo su Facebook che a loro non importa se l’uomo è più giovane, staranno cambiando i tempi?”

Questo è particolarmente interessante perchè si tratta di un argomento che la società tradizionale zimbabwiana non dibatterebbe apertamente, ma di certo ci si aspetta che gli uomini sposino donne più giovani di loro! Forse queste blogger femministe stano mostrando queste incoerenze attraverso l’unico canale a loro disposizione: la blogosfera e Facebook.

I tempi stanno cambiando davvero, come strimpellava Dylan [it] tempo fa. Ed è grazie a Internet e alla crescente presenza online delle donne zimbabwiane.

[Testo originale di Madalitso Mwando, tradotto da Cristy Gomez. Ripreso da Global Voices Online in Italiano con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0.]