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Idee, spunti, esperienze e abitudini per cambiare vita e portare il "benvivere" sano, solidale ed ecologico a casa nostra e intorno a noi.


L'autore:

Andrea 6Andrea Saroldi è sposato, ha tre figli e vive a Torino. Come fosse un hobby, si dedica ai gruppi di acquisto e alle reti di economia solidale come strumenti per il benvivere. Su questi temi ha scritto numerosi articoli. Ha pubblicato, da solo o insieme ad altri autori, "Giusto movimento", "Invito alla sobrietà felice", "Gruppi d'acquisto solidale", "Costruire economie solidali", "Il capitale delle relazioni", "Un'economia nuova, dai gas alla zeta".

E' tra i curatori dei siti www.retegas.org www.retecosol.org e www.economiasolidale.net. 

 

 

 

 

 

A fine agosto ho partecipato all’incontro nazionale dei Bilanci di Giustizia a Calambrone (Pisa). Più che un resoconto, ho voglia di condividere un’immagine che mi sono portato a casa sul ruolo che possiamo giocare nel cambiamento.

L'emporio sociale Pandàn di Torino ha da poco inaugurato presso il suo locale un “Alveare che dice sì!”, dove vengono consegnati direttamente dai produttori cibi locali acquistati on-line; l'occasione era troppo ghiotta e non ho saputo resistere a metterci il naso, come un orso curioso con il favo.

 HopeInTheDark 640Una nuova edizione del saggio "Speranza nel Buio" dell'attivista Rebecca Solnit è stata pubblicata nel 2016 dedicata a chi vuole comprendere l'elezione di Trump e vuole capire come organizzarsi per un mondo migliore. La storica americana ci invita a pensare a tutte le azioni, guidate dalla speranza, che hanno portato a grandi vittorie e conquiste dal 1989 in avanti.


Di Andrea Saroldi in Manualetto di Benvivere


“Se non ti piacciono le notizie, esci di casa e fai tu la notizia che preferisci”
 (Wes Nisker).


Il libro che vi presento è nato come saggio pubblicato on-line da Rebecca Solnit, storica e attivista statunitense, nel 2003 subito dopo l’invasione dell’Iraq scatenata da George Bush junior. Rapidamente il testo ha iniziato ad essere letto e diffuso, si è arricchito fino ad essere stampato negli USA nel 2004 e in Italia da Fandango Libri nel 2005, e mentre Bush veniva rieletto per il secondo mandato l’autrice girava gli Stati Uniti a tenere conferenze sulla speranza.
Nel 2016 la casa editrice americana Haymarket Books ha curato una nuova edizione all'interno di una collana dedicata a "chi sta cercando risorse per comprendere l'elezione di Trump, come siamo arrivati a questo punto e come ci possiamo organizzare per combattere per un mondo migliore". La nuova versione, disponibile anche in formato elettronico, ha in aggiunta rispetto alla prima la prefazione, alcuni capitoli finali e la postfazione dell’autrice.
Inizialmente avevo pensato che “Speranza al buio” avrebbe reso meglio il titolo nella nostra lingua, più tardi leggendo il libro ho capito che “Speranza nel buio” ha un significato doppio: il buio rappresenta sia la condizione di incertezza in cui ci troviamo, sia l’oggetto della nostra speranza. Ma il secondo significato è più profondo, perché è nel futuro incerto e oscuro che abita la speranza.
Attraverso diversi esempi degli ultimi anni, Solnit mostra come i cambiamenti storici siano stati preparati lontani dai riflettori, e si siano manifestati in modo inatteso; per questo la nostra speranza è nel buio, perché è lì che le trasformazioni sociali iniziano i loro passi, imprevedibili e inattesi, e poco dopo dimenticati per una sorta di assuefazione al cambiamento che ci fa scordare quanto fosse diverso prima di una conquista che ora sembra irrinunciabile. Infatti la storia procede lungo percorsi sghembi, spesso paradossali; ed è per questo motivo che Solnit ripercorre nello scorrere dei capitoli le conquiste a partire dal 1989, per fare memoria di quanto è cambiato il mondo.
La speranza richiede l’azione; l’azione è impossibile senza la speranza”, questo è il tema di fondo sviluppato nel libro, perché "il futuro è oscuro nel senso di imperscrutabile, non di terribile”. Come ha detto Virginia Woolf nel pieno della Prima Guerra Mondiale, “il futuro è oscuro, il che tutto sommato è la cosa migliore che possa essere il futuro, credo”.
Dobbiamo imparare a sperare nel buio perché spesso abbiamo perso, ma ugualmente abbiamo ereditato le vittorie costruite da chi ci ha preceduto, attraverso azioni che allora parevano insignificanti quanto oggi le nostre. Viviamo in un’epoca carica di movimenti vitali che non avremmo neanche potuto immagine, e allo stesso tempo portatrice di incubi; dobbiamo imparare a percepirli entrambi.
I movimenti impercettibili accumulano energia, come un terremoto che scaricherà un giorno lungo la linea di faglia, non sappiamo quando né come. La speranza è un detonatore di energia, ed è sempre troppo presto per valutare gli effetti delle nostre azioni. L’ottimista tiene in mano il biglietto della lotteria e sta seduto sul divano in attesa di vincere, il pessimista attende la sconfitta, entrambi aspettano qualcosa che non dipende da loro. Chi spera gioca d’azzardo, ma si dà da fare per influenzare il risultato della scommessa. “La speranza non è un pronostico. È un orientamento dello spirito” (Vaclav Havel).
Con questo spirito, sul finire del 2016 Altreconomia ha ripreso il Transnational Institute pubblicando un articolo su “12 vittorie di speranza in un buio 2016”. Mentre i riflettori illuminano il palcoscenico dove i famosi recitano la parte scritta dai potenti, “dai luoghi che siete stati istruiti a ignorare o che non vi hanno permesso di vedere, provengono le storie che cambiano il mondo”. Imparare a guardare in quella direzione aiuta a muoversi nel senso giusto, a produrre significati in un momento incompiuto, ricorrendo come gli indio del Chiapas “all’arte di leggere ciò che non è stato ancora scritto” per ricreare il mondo.

La partecipazione alla definizione di una agenda del cibo per la Città Metropolitana di Torino è un'occasione per ragionare sul contributo che possiamo portare come rete di economia solidale per promuovere il benvivere di tutti.

Come le arance siciliane innescano in Francia l'attivazione dei cittadini, la co-produzione e l'intreccio tra reti corte e lunghe.

Andrea Saroldi in Manualetto di Benvivere

Ora che i principi dell'economia del noi si sono affermati nell'immaginario è iniziata la grande sfida: l'assimilazione capitalista cerca di rivoltare le pratiche solidali orientando i flussi economici a vantaggio di pochi; come reagiremo?

L'esperienza della cooperativa “Etica nel Sole” mostra come sia possibile, anche se con difficoltà, costruire un'impresa intorno al rispetto delle persone e dell'ambiente.

Storie dell'associazione “Corto” e di arance che attraversano le Alpi collegando i produttori siciliani, i Gas italiani, i cittadini e le AMAP francesi in un incrocio transalpino tra Gas e commercio equo.

Andrea Saroldi in Manualetto di Benvivere

Quest'anno l'incontro nazionale dell'economia solidale, Ines per gli amici, si è svolto a Trieste nel parco di San Giovanni. A pochi giorni dalla sua conclusione provo a riportare come ho vissuto questa esperienza.

Il primo libro a fumetti sull'economia solidale incontra sette storie di cittadini che si organizzano per vivere il quotidiano secondo modalità diverse, più intelligenti e migliori.

Andrea Saroldi in Manualetto di Benvivere

Souvenir da Porto AlegreIl concetto di rete oggi viene utilizzato secondo contesti e significati molto diversi, ma quando parliamo di reti e distretti di economia solidale intendiamo una radice ed una accezione precise.

Ho iniziato a leggere “Il complesso di Telemaco” di Massimo Recalcati in qualità di padre; ma oltre a parlare del rapporto padre-figlio, il libro mi aiuta a mettere a fuoco il senso di questa rubrica dedicata al benvivere.

Andrea Saroldi in Manualetto di Benvivere

Non è facile parlare di cibo nel periodo dell'Expo di Milano, trovare le parole per dire qualcosa di semplice e solido tra il frastuono e la propaganda; non è sufficiente avere delle buone ragioni, ci serve avere buone proposte e trovare i modi per presentarle.

Mentre pubblico questo articolo sono connesso tramite wifi dai Bagni S. Antonio sulla spiaggia di Savona; al mare vado pochissimo, ma quando mi capita vengo qui, se continuate a leggere ne capirete il motivo.

Andrea Saroldi in Manualetto di Benvivere