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Help to help è un'ong svedese che attraverso il crowdfunding finanzia le rette universitarie degli studenti più meritevoli della Tanzania. È nata da un gruppo di studenti di Stoccolma che vogliono investire nell’auto-sviluppo del continente africano. Un esempio interessante di cooperazione 2.0.

[Serena Carta - dalla rubrica ICT4dev]

 Help-to-help VpsSvezia, 2010. Malin Cronqvist, poco più che 20enne a cavallo tra la scuola superiore e l’università, sta per partire per 10 settimane di volontariato in Tanzania. In quei giorni tutti i giornali parlano dello scandalo che ha colpito la Croce Rossa svedese, vittima di una copiosa frode ad opera di Johan af Donner, responsabile del settore comunicazione e fundraising dell’organizzazione stessa. L’episodio crea grande frustrazione nella giovane, delusa da un sistema di aiuti internazionali che le sembra poco trasparente e di cui fa fatica a fidarsi. L’esperienza di volontariato in Tanzania diventa per Malin l’occasione per conoscere le aspirazioni e le difficoltà della gioventù locale: "Sanno esattamente quello di cui il loro paese ha bisogno e tutto quello che vogliono fare è contribuire allo sviluppo della Tanzania diventando dottori, medici, ingegneri, professori. Per fare ciò hanno bisogno di studiare, ma spesso per motivi economici non possono permettersi di iscriversi all'università". Ecco allora l'idea di creare Help to help, un'ong che mette al centro l’educazione investendo nelle risorse più preziose della Tanzania, i suoi giovani, e che abbraccia un modello d’aiuto basato sull’auto-sviluppo.

Crowdfunding for development

Oggi studentessa al KTH Royal Institute of Technology di Stoccolma, Malin gestisce l'ong a titolo volontario insieme ad altre 4 persone con cui condivide il sogno/obiettivo di "creare le condizioni per un cambiamento positivo nei pvs contribuendo all'educazione e alla creazione di lavoro". Help to help si basa su una piattaforma di crowdfunding – sviluppata con l’aiuto di Student Inc, l'incubatore degli studenti innovatori del KTH – che oltre a raccogliere le donazioni da versare di semestre in semestre alle università per coprire le rette degli studenti, mette in contatto diretto donatori e giovani beneficiari. "Si tratta di un meccanismo che incentiva la partecipazione, la costruzione di relazioni via web senza l’intervento di intermediari, la responsabilità e la trasparenza" dice Malin. Chi dona, infatti, può seguire attraverso il sito i progressi dello studente a cui ha deciso di finanziare la borsa di studio; gli studenti, dal canto loro, sono invitati a tenere costantemente aggiornato il loro profilo pubblico in un’ottica di trasparenza.

Network professionale su Facebook

Oggi gli studenti sponsorizzati sono 21, scelti dal team di Help to help "dopo un rigoroso processo di selezione" sulla base del merito e della loro motivazione. Malin spiega che l’importanza di scegliere il "giusto studente" coincide con la possibilità che termini con successo il percorso di studi e che possa facilmente inserirsi nel mercato lavorativo tanzaniano. Oltre a sostenere gli studi, infatti, l'ong si occupa anche di preparare i giovani al mondo del lavoro: oltre a organizzare training su come scrivere un cv o affrontare un colloquio, favorisce anche l'incontro con le aziende locali interessate a ospitare gli studenti per uno stage. Su Facebook ha inoltre dato vita al "Network of great potential", un gruppo in cui gli studenti beneficiari delle borse di studio si ritrovano per scambiarsi idee, offerte di lavoro, borse di studio e di ricerca.

"Lavorare tramite il web e i social network ci aiuta a coinvolgere tantissime persone e imprese a costi irrisori - conclude Malin - Dal momento che incentiviamo l'auto-sviluppo locale tra giovani, università e imprese tanzaniane, non siamo visti come 'invasori' e non incontriamo barriere ad essere operativi sul luogo. La sfida è piuttosto quella di individuare gli studenti migliori, le università più accreditate e costruire un network di professionisti. Nel prossimo futuro speriamo di ampliare la nostra rete anche in Kenya, Botswana, Ghana, Mozambique, Nigeria and Uganda".


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