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techxferInnovazione dal basso e trasferimento di tecnologie come sviluppo economico del territorio: è la base che sta dietro i Living Labs, una realtà attiva in tutto il mondo, con numerosi interventi anche in Africa, Asia e America Latina, grazie a un approccio che fa dell’economicità e del rispetto del contesto la base della propria azione. Una nuova cooperazione 2.0?

di Maria Costanza Candi

 

 

Si tratta di progetti attivi ormai in tutto il mondo e raccolti in un’associazione europea, Enoll - European Network of Living Labs  che promuove una vera e propria metodologia di trasferimento dell’innovazione dal basso.

ICT e tecnologia da una parte, esigenze di un territorio e di una popolazione dall’altro; tra queste un metodo che permette all’innovazione di diventare parte del quotidiano sviluppo, perché la sua introduzione tiene conto della struttura sociale e politica locale, attivamente coinvolta, dei limiti del territorio, ad esempio montano, di ciò che al tessuto economico e quindi alle persone manca per colmare il gap che le rende meno competitive rispetto ad una città, se si parla di territorio marginali, o di un particolare quartiere, se si tratta di progetti urbani.

E’ il caso del Cameroon, dove l’African Advanced Institute for Information Technology and Knowledge ha attivo un progetto di diffusione dell’ICT. Partendo da Douala, un centro urbano quindi, mira a diffondere la cultura dell’innovazione e rafforzare l’identità avvalendosi delle nuove tecnologie.

 Più legato a un territorio diffuso e densamente popolato sia in aree urbane che rurali è il Siyakhula Living Lab, attivo in Sud Africa, dove l’Università di Fort Hare sta creando una rete a banda larga GSM, a basso costo di realizzazione e manutenzione, per offrire servizi di telecomunicazioni in un’area tra le più povere, pur essendo popolata da oltre il 40% degli abitanti del paese. Si tratta di un progetto che mette in evidenza i nodi principali della metodologia dei Living Labs. Partendo dall’analisi delle esigenze locali e dalle reali condizioni economiche e territoriali in cui il progetto deve svilupparsi, vengono studiate soluzioni tecnologiche capaci non solo di offrire una risposta immediata a un problema, quello dell’assenza di comunicazioni ad esempio, ma anche di rimanere sul territorio interessato, trasformando così il progetto in una effettiva opportunità economica per le imprese locali e i cittadini. I vantaggi sono infatti rappresentati sia dall’indiretto volano di innovazione generato dall’idea, che dalle infrastrutture che rimangono sul territorio; mezzi e know how per proseguire nell’attività una volta terminata la fase iniziale, il Living Lab.

 

I Living Labs costituiscono quindi un approccio ad elevato potenziale di innovazione e basso impatto economico che non ha escluso le regioni europee, dove sono molti i territori cosiddetti marginali, per caratteristiche del territorio, processi di de-industrializzazione, spopolamento, distanza da grandi centri urbani.

Il Piemonte, ad esempio, caratterizzato da un territorio in gran parte montano, è stato teatro di numerosi Living Labs sviluppati da CSP, organismo di ricerca regionale compartecipato da Regione Piemonte, enti accademici e privati, che ha sempre messo al centro della progettazione il modello bottom-up tipico dei Living Labs.

Nel caso delle Valli Orco e Soana, territorio montano in parte immerso nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, è stato sviluppato un Living Lab che ha permesso di dare rete a banda larga alle vallate grazie a un modello di rete innovativa che ha integrato infrastrutture tradizionali, wireless e avanzati protocolli di trasmissione. Dai 2850 m del Ghiacciaio Ciadoney, dove una centralina meteo invia quotidianamente dati sulla salute del ghiacciaio, ai Comuni delle valli, dalle dighe in alta quota per la generazione idroelettrica, alle scuole, il progetto ha portato banda larga dove spesso non arrivava nemmeno il segnale televisivo. Una parte del progetto, pensata per favorire la penetrazione dei servizi di rete, il loro reale utilizzo, ha condotto alla costituzione di una pluripremiata webTV locale, OrsoTV, che ha permesso di sviluppare un percorso di formazione per i giovani della valle e la costituzione di una redazione che valorizza il territorio rafforzandone l’identità e riducendone la marginalità. Il progetto, una volta ultimato, è stato messo a disposizione del tessuto economico locale attraverso un bando che ha ceduto la gestione delle infrastrutture e dei servizi a una piccola impresa.

 L’innovazione, quindi, come volano economico.

CSP opera sul modello dei Living Labs in diversi altri ambiti, dalla sperimentazione di tecnologie Green all’Orto Botanico di Torino, alla valorizzazione turistica e ambientale del Sacro Monte di Varallo, con ViviValsesia, ad Astronomia in Rete che ha permesso la divulgazione scientifica in ambito astronomico grazie alla banda larga, mettendo in contatto l’Istituto Nazionale di Astrofisica, gli osservatori astronomici piemontesi e i ragazzi delle scuole che hanno partecipato all’osservazione e alle lezioni a distanza.

 

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