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busanIniziato ieri a Busan, in Corea del Sud e durerà tre giorni il più grande forum mondiale sull’aiuto allo sviluppo, durante il quale i rappresentanti dei governi, del settore privato e della società civile, provenienti da 160 paesi discuteranno di come rendere l’aiuto allo sviluppo più efficace. Ma la Cina sembra tirarsi fuori.

Dal 29 novembre al 1° dicembre, l'intera comunità mondiale per lo sviluppo si incontra a Busan, in Corea del Sud, in occasione del Quarto Forum di Alto Livello sull'Efficacia degli Aiuti (4th High Level Forum on Aid Effectiveness), presenti 2500 delegati da 160 paesi, per tirare le somme di un processo il cui fine è il miglioramento della qualità degli aiuti per lo sviluppo.

Alte le aspettative: dare l’avvio a una “nuova era per la cooperazione internazionale”, dove Paesi donatori tradizionali, come i Paesi OCSE, i Paesi emergenti, come Cina o Messico, i Paesi in via di sviluppo, le ONG, le altre organizzazioni della società civile e le fondazioni possano accordarsi su un documento che le impegni su alcuni principi comuni per rendere l’aiuto internazionale più efficace.

Il tema dell'efficacia degli aiuti ha infatti acquistato sempre maggiore rilevanza nel tempo grazie ad un processo iniziato con il primo forum ad alto livello di Roma del 2003, proseguito con la Dichiarazione di Parigi del 2005 e l'Accra Agenda for Action del 2008. All'interno di questa riflessione internazionale, la Cooperazione Italiana continua ad essere partner attivo e propositivo del percorso di miglioramento delle performance in materia di cooperazione allo sviluppo: la sua azione è perciò divenuta via via più rispondente ai principi definiti a Parigi ed Accra, vale a dire ownership, allineamento, armonizzazione, risultati, responsabilità reciproca.

Tuttavia è subito arrivata una doccia fredda: non appena il forum, la Cina ha fatto sapere che non è pronta a lanciarsi in un lavoro di stesura di regole e misure mondiali sull’aiuto allo sviluppo.

Sempre più paesi quali la Cina, l’India e il Brasile ricevono e forniscono aiuti internazionali. Dopo i forum di Roma, Parigi e Accra, si tratta ora di mettere ordine per assicurare trasparenza e regole per evitare gli sprechi. Ma nessuno di questi tre paesi ha intenzione di partecipare alla costituzione di una nomenclatura internazionale. Tuttavia la Cina ha fornito circa 40 miliardi di dollari d’aiuto negli ultimi 60 anni, soprattutto in Africa. Per alcuni il suo disimpegno si spiega per i cambiamenti politici interni, mentre per altri questo è legato a un’incertezza di fornte agli impegni da prendere a Busan. Ma la banca africana di sviluppo sembra invece insinuare che la Cina vuole avere mano libera in Africa